STORIA
D'ITALIA
LIBRO SETTIMO
SOMMARIO
Pensieri di Buonaparte. Intenzioni del Direttorio circa le potenze d'Italia. Spoglio delle opere egregie delle belle arti: lusinghe ai dotti ed ai letterati. Tregua col duca di Parma. Come trattato il duca di Modena. Accidenti del Milanese; imposizioni e rapine; mala contentezza dei popoli. Moto pericoloso nel Pavese, massimamente a Binasco ed a Pavia. Sacco di questa città accaduto ai venticinque e ventisei di maggio del 1796. Buonaparte si volta contro Beaulieu, e dopo nuove battaglie, lo sforza a ritirarsi in Tirolo. Niccolò Foscarini nominato dai Veneziani provveditor generale in terra ferma. Sue paure. Minacce, che gli fa Buonaparte. Quel che restava a farsi dai Veneziani in sì pericoloso ed importante caso. Debolezza di Foscarini. Buonaparte in Verona. Minacce contro Verona per aver dato ricovero al conte di Lilla. Il castello di Milano si arrende alle armi Francesi. Rivoluzione di Bologna. Giuramento prestato dai Bolognesi in presenza di Buonaparte. Moto di Lugo, e suoi accidenti. Spavento in Roma. Tregua fra Buonaparte e il papa. Esortazioni del pontefice ai suoi sudditi ed ai Francesi. Sforzi e solenni protestazioni del re di Napoli. Tregua fra il re e Buonaparte. Occupazione di Livorno. Ree intenzioni di Buonaparte rispetto al gran duca di Toscana. Nuovo moto dell'Austria a ricuperazione delle sue possessioni d'Italia: vi manda il maresciallo Wurmser con un esercito assai grosso. Il maresciallo rompe le prime schiere di Buonaparte, fa risolvere l'assedio di Mantova, entra in questa piazza, e la rinfresca d'armi, di soldati e di vettovaglie. Buonaparte raduna i suoi troppo sparsi. Moltiplici battaglie fra i due valorosi emoli. Battaglia di Castiglione combattuta il dì cinque agosto. Wurmser si ritira ai passi del Tirolo; i Francesi lo seguitano. Battaglia di Roveredo succeduta ai quattro settembre. I Tedeschi si ritirano ai più alti passi. Disegni di Buonaparte sopra la Germania; Wurmser gli storna, calandosi di nuovo in Italia per la valle della Brenta. Buonaparte lo seguita. Battaglia di Primolano e di Bassano. Il maresciallo valorosamente combattendo arriva finalmente in Mantova, che è di nuovo cinta d'assedio dai Francesi. Descrizione di Mantova. La Corsica si aliena dall'obbedienza degl'Inglesi, e torna sotto quella di Francia.
Conquistato il Piemonte, conculcato il re di Sardegna, e posto il piede nella città capitale degli stati Austriaci in Italia, si apparecchiava Buonaparte a più alte imprese. Suo principal desiderio era di passar il Mincio, e cacciando le genti Tedesche oltre i passi del Tirolo, vietare all'imperatore, che non mandasse nuovi ajuti per ricuperare le Province perdute. Intanto le sue vittorie avevano aperto la occasione al governo di manifestare il suo intento circa il modo di procedere verso le potenze Italiane, e congiunte d'amicizia con la Francia, e neutrali, e nemiche. La somma era, che facendo traffico del Milanese, con darle in preda, secondochè per le occorrenze dei tempi meglio gli si convenisse, o al re di Sardegna, e all'imperatore, si taglieggiassero i principi d'Italia, e da loro quel maggiore spoglio di denaro e di altre ricchezze, che possibil fosse, si ricavasse. Nè in questo mostrava il Direttorio maggior rispetto agli amici che al nemici. Nella quale risoluzione egli allegava per pretesto e la guerra fatta, e l'amicizia finta, e la necessità di assicurare l'esercito.
Voleva prima di tutto, che si conquidesse ogni reliquia dell'esercito Alemanno, e che intanto si consumasse il Milanese, sì per pascere i soldati, e sì per farlo meno utile a chi si dovesse o dare, o restituire. «Usate, scriveva il Direttorio a Buonaparte, la occasione del primo terrore concetto dalle nostre armi, ed aggravate la mano sui popoli Lombardi per cavarne denaro. I canali e le altre opere pubbliche di quel paese siano anch'esse un po' tocche dalla guerra; ma si usi prudenza».
Nè qui finivano le parole crude rispetto alla miseranda Italia: «Ite, scrivevano, e correte contro il gran duca di Toscana, che è servo degl'Inglesi in Livorno; ite, ed occupate Livorno; non aspettate che vi consenta il gran duca; il sappia quando voi già sarete padrone di quel porto; confiscatevi le navi e le proprietà Inglesi, Napolitane, Portoghesi, e di altri stati nemici della repubblica; sequestrate le proprietà dei sudditi loro; se il gran duca si opponesse, sarebbe perfidia, e sì allora trattate la Toscana come se fosse alleata dell'Inghilterra e dell'Austria; comandate a quel principe, che ordini incontanente, che quanto ai nemici nostri si appartiene, sia in poter nostro posto, e risponda egli del sequestro: pascete le genti della repubblica in Toscana, e date in contraccambio polizze del ricevuto da scontarsi alla pace generale. Fate poi le viste di voltarvi verso Roma e Napoli per metter timore nel pontefice e nel re; assicurate Livorno con un forte presidio, e fate che sia scala a muovere la Corsica per ritorla al giogo della superba casa di Brunsvick-Luneburgo, e ridurla di nuovo sotto il dominio della repubblica».
Grande rapacità fu questa veramente, ed incomportevole e barbara, poichè se erano in Livorno proprietà d'Inghilterra, o d'Inglesi e di altri nemici della repubblica, eranvi in vigore della neutralità di Toscana, che la Francia stessa aveva e riconosciuta, ed accordata col gran duca. Questa fu la ricompensa che ebbe Ferdinando di Toscana da quei repubblicani di Parigi, che pure pretendevano sempre alle parole loro la sincerità, e la grandezza, dello avere, primo fra tutti i potentati d'Italia, e riconosciuta la repubblica, e fatta la pace con lei, e dato lo scambio per instanza del Direttorio al suo ministro conte Carletti per avere lui mostrato desiderio di visitare la reale figliuola di Luigi decimosesto testè uscita dal carcere del Tempio per esser condotta in Alemagna. Mandò il gran duca, in vece di Carletti, il principe don Neri Corsini, giovane ingegnoso, di buona natura, e di non mediocre aspettazione. Nè valsero a frastornare dalla felice Toscana la cupidigia dei repubblicani le dolci parole usate dal Corsini medesimo, quando fece il suo ingresso al direttorio, nè le parole magnifiche che gli furono date in risposta dal presidente. Nè io voglio dare a chi mi leggerà il fastidio, questi discorsi raccontando, di udire parole di adulazione inutili da una parte, e promesse d'amicizia infedeli dall'altra.