STORIA
D'ITALIA
LIBRO DECIMOQUARTO
SOMMARIO
Nuova confederazione in Europa contro la Francia. Spedizione d'Egitto. Presa di Malta. Buonaparte sbarca, e prende piede in Egitto. Battaglia navale di Aboukir. Accidenti di Napoli. Garat, ambasciadore di Francia presso al re Ferdinando. Suo discorso al re. Effetti prodotti nel regno dalla vittoria conseguita dagl'Inglesi ad Aboukir. Il re Ferdinando si risolve alla guerra contro la Francia: si muove contro lo stato Romano, e se ne rende padrone. Brutta condotta dei Napolitani a Roma. Accidenti in Cisalpina: trattato d'alleanza fra le due repubbliche. Trouvé, ambasciadore di Francia in Cisalpina. Suo discorso d'ingresso al direttorio Cisalpino; riforma violentemente la constituzione data da Buonaparte: mali umori prodotti da quest'operazione. Scritti pubblicati contro di Trouvé, e di Rivaud, che gli era succeduto. Sette, e congregazioni politiche nate in Italia pei cambiamenti fatti in Cisalpina.
Ma tempo è oramai, che ci alziamo a descrivere alcune maggiori cose, per cui mutossi inopinatamente lo stato d'Europa, quel dell'Africa turbossi, le Ottomane spade chiamaronsi ad insanguinar l'Italia, ed il dominio di questa combattuta parte d'Europa passò da Francia a coloro, che di nuovo la combatterono. Concluso il trattato di Campoformio, si riposava la Francia in pace con tutte le potenze del continente, ed oltre a ciò aveva per alleate la Spagna, il Piemonte, la Cisalpina e la Olanda. Le vittorie conseguite, il nome de' suoi generali, il valore e costanza dei suoi soldati, avevano dato timore a tutti i principi, massimamente all'imperatore d'Alemagna, che era stato battuto da più forti percosse, ed aveva sofferto maggiori danni. Per la qual cosa, quantunque tutti vedessero mal volontieri confermarsi in Francia, vale a dire nel centro dell'Europa, principj contrari alla natura dei governi loro, contenuti dal timore, nissuno ardiva di muoversi, ed aspettavano tempi migliori. Perciò la Francia, non avendo nissun sospetto vicino al continente, poteva voltar tutte le sue forze contro l'Inghilterra. A ciò fare ella si trovava molto ben provveduta. Abbondava di navi da guerra proprie, di capitani di mare, e di marinari eccellenti, e di più poteva aggiungere alla sua tutta la marinerìa della Spagna e dell'Olanda, sue alleate. Il pericolo dell'Inghilterra era gravissimo tra per questo, e per le cose tutte di Francia, d'Olanda, e di Spagna tanto vicine che si ritrovavano in potere del suo nemico; i porti d'Italia alla medesima signorìa obbedivano. I soldati di terra, ed i generali dell'esercito, che si potevano imbarcare per la fazione, erano per fama, e per valore egregi. Già si spargevano voci della spedizione contro l'Inghilterra, già si facevano concorrere le navi, sì grosse che spedite, nei porti più vicini, e già Pleville-Leplay, ministro di marina, e ammiraglio di Francia, andava sopravvedendo le coste, che prospettano l'Inghilterra. Era il governo di Francia desideroso di fare questa spedizione per tenere sempre più gli animi sospesi, e per impiegare generali, e soldati vittoriosi, usi alle guerre, e che non avrebbero mai quietato nella pace, e volentieri si sarebbero messi a tentar novità con pericolo dello stato: al che si sapeva, che fra tutti Buonaparte era inclinato; il direttorio aveva avuto sentore dei tentativi fatti presso al vincitore d'Italia dai confederati per rimettere i Borboni, e delle promesse, e delle speranze da lui date su di questo disegno. Nel che si vedeva, che o volesse attenere le promesse ai principi, o le volesse usare per se, era ugualmente pericoloso al direttorio.
In questa condizione di tempi i ministri d'Inghilterra, Pitt principalmente, guida allora, e indirizzatore dei consigli di quel reame, conobbero il pericolo, in cui erano, tra per le forze del nemico, ed ancora per esservi nell'Inghilterra medesima non pochi, che avendo accettato i principj della rivoluzione Francese, e desiderando di porgli in opera nella patria loro avrebbero potuto secondar i Francesi, e cooperare alla ruina, e sovvertimento dell'antico stato. Però avendo potentissima occasione di muoversi, si mettevano all'ordine per ovviare a tanto precipizio, tentando con ogni sforzo di accendere un novello incendio di guerra sul continente, con stimolar di nuovo le potenze alle cose di Francia. Ciò amavano meglio, che le speranze incerte e lontane di Buonaparte.
Per commovere adunque novellamente tutto il mondo, comandavano ai loro ambasciatori e ministri presso i potentati d'Europa, e massimamente a quello presso l'Austria, che con efficaci parole esponessero il pericolo, che sovrastava a tutti gli antichi governi, se la repubblica Francese mettesse ferme radici e si confermasse, se quei principj sovvertitori di ogni buon governo prevalessero; allegassero le rovine d'Italia e d'Olanda; rappresentassero la Svizzera recentemente contro ogni fede assalita, con crudeltà invasa, con avarizia spogliata; dimostrassero, già d'ogni intorno, ad onta della pace giurata, romoreggiare all'Austria le armi tiranniche, i principj perturbatori, le grida degli scapestrati libertini. A che dar tempo a chi previene il tempo? questo essere il momento d'insorgere, che le cose erano tenere; l'aspettare, essere eccidio manifesto: però rendersi necessario il fare senz'altro indugio ogni sforzo per ispegnere quei mostri, che minacciavano di voler tutto divorare. Quest'erano le esortazioni dei ministri d'Inghilterra: offerivano al tempo stesso denari, ed ajuti di genti.
A queste instigazioni rispondeva l'Austria, che troppo più che si convenisse, erano state debilitate le sue forze nell'ultima guerra, troppo più esauste le sue finanze, troppo più l'inimico si era fatto grosso, massime in Italia, perchè ella potesse subito, e sola sul continente venire ad un cimento tanto pericoloso colla Francia; che non ostante si offeriva ad insorgere di nuovo, ed a correre all'armi, se la Russia consentisse a voler anch'essa venire efficacemente a parte della contesa e la spalleggiasse con pronti ajuti. Aggiungeva che nell'opera della Russia consisteva tutta l'importanza del fatto.