— Che cosa è mai tutta questa meraviglia? — disse ridendo la buona donna.
— Egli è.... — rispose balbettando Pinocchio — egli è.... egli è.... che voi mi somigliate.... voi mi rammentate... sì, sì, sì, la stessa voce.... gli stessi occhi.... gli stessi capelli.... sì sì, sì.... anche voi avete i capelli turchini.... come lei! O Fatina mia!... O Fatina mia!... ditemi che siete voi, proprio voi!... Non mi fate più piangere! Se sapeste! Ho pianto tanto, ho patito tanto!... —
E nel dir così, Pinocchio piangeva dirottamente, e gettatosi ginocchioni per terra abbracciava i ginocchi di quella donnina misteriosa.
XXV. Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di studiare, perchè è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo.
In sulle prime, la buona donnina cominciò col dire che lei non era la piccola Fata dai capelli turchini: ma poi, vedendosi ormai scoperta e non volendo mandare più in lungo la commedia, finì per farsi riconoscere, e disse a Pinocchio:
— Birba d'un burattino! Come mai ti sei accorto che ero io?
— Gli è il gran bene che vi voglio, quello che me l'ha detto.
— Ti ricordi, eh? Mi lasciasti bambina, e ora mi ritrovi donna; tanto donna, che potrei quasi farti da mamma.