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Erano inver poetastri cattivi; pur dicean che scrivevan all'usanza. L'usanza era esser scorretti e lascivi, d'uno stil goffo e gonfio d'arroganza, gergoni e ragguazzar morti co' vivi, e il far di tomi nel mondo abbondanza, e il predicar che gli antichi scrittori non si dovean piú aver per buoni autori.
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Ma Dodon dalla mazza, paladino, che a difender gli antichi era un Anteo, sendo lor padri a lui sin da piccino, non pativa l'apporsi a quelli un neo; sicché stampava qualche libriccino che facea disperar Marco e Matteo, perch'ei rideva in esso a suo diletto, dileggiando il compor grosso e scorretto.
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Infin chi nel Boiardo e l'Ariosto letto ha de' paladini e del re Carlo e il costume d'allora, dirá tosto che di lor per ischerzo oggi vi parlo. Tuttavia starò saldo al mio proposto, e so ch'io dico il ver, so autenticarlo: l'ozio, la pace e le scritture nuove gli avean cambiati, ed ho ben mille prove.
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E vi dirò che Guottibuossi e seco Gualtier da Mulion, famosi erranti, perché sapeano un po' latino e greco, andaron preti e a servir di pedanti. E quell'altra notizia anche vi reco, che preti, e co' caratter sacrosanti, servian d'altri servigi lordi e goffi prete Gualtieri e prete Guottibuossi.
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Orlando inver manteneva il suo grado ed i nuovi costumi biasimava, e per la corte e a tutto il parentado di belle predichette sciorinava; ma l'apprezzavan quanto un fraccurato. Ognun dicea:—Ben dite,—e lo ascoltava; e poi ridea quand'egli era partito, gridando:—Grazie al ciel se n'è pur gito!—