Il Chiari, se aveva collera con alcuno, si svelenava ne' suoi romanzi, mettendo in quelli i suoi avversi in un aspetto ridicolo e abborribile, a misura del di lui cruccio e con una trivialitá plebea, sfogando persino la sua bile a farli perire per le mani d'un carnefice. Dalla ottava 57 fino alla 63 è derisoria censura delle opere del Chiari e del Goldoni e sulle replicate edizioni di quelle.

Stanza 63.

che sembrava un'idea del Masgumieri…

Il Masgumieri fu noto ciarlatano, venditor di balsami e taccomacchi in
Venezia.

Stanza 64.

Un altro scrittorel di simil forma, il qual delle Stagion facea poemi…,

Certo conte Orazio Arrighi Landini, che in quel tempo scriveva e stampava poemetti sulle Stagioni dell'anno ed altre poesie, dedicando le operette sue indistintamente a soggetti da' quali sperava qualche sovvenimento. Egli passava in Venezia per buon poeta alla sprovveduta. Questo signore, niente censurabile sull'ottimo carattere e costume, era però infelice poeta. Un piccolo tratto di gioviale ironia poetica, sopra a' suoi scritti e sopra gli accidenti della sua vita, dello scrittore della Marfisa, lo fece entrare in furore e nel desiderio di vendicarsi con qualche scrittura, che fu ignuda affatto di merito, e di maniere incivili, le quali non fecero che far ridere l'autore della Marfisa. Le ottave 64-67 contengono un cenno di questo fatto.

Stanza 68.

Gl'impostori scrittor d'allora in caldo appiccorno question co' buon scrittori.

Sino all'ottava 73 è storia veridica e satirica sopra al Chiari e il Goldoni, iracondi con gli accademici detti granelleschi, ch'esistevano in Venezia, gran difensori della puritá del nostro idioma e della buona poesia.