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Diceva Bradamante al suo Ruggero: —Deve ubbidirvi, le siete fratello.— Dicea Rugger:—Perdio, che mi dispero: dovereste conoscer quel cervello. S'ella dice:—Nol voglio—dite il vero, degg'io far, ch'ella il prenda, col coltello?— Don Guottibuossi era un abile prete, e disse:—Io vo' parlarle, se il volete.—
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Furon contenti e a lui s'accomandâro. Il prete pensa una sua malizietta. Trova Marfisa sola, ed ebbe caro, ché rado fu trovata o mai soletta. Ell'era appunto in un pensiero amaro, che le parea veder piú poca fretta ne' concorrenti e ne' visitatori, e raffreddati i sospiri e gli amori.
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Perocch'eravam giunti agli anni trenta, e, unita agli anni la sua stravaganza, a poco a poco aveva quasi spenta ne' cori degli amanti la costanza. Stava rimproverando malcontenta in dieci lettre la poca creanza a questo e quell'amador disertato, quando don Guottibuossi è capitato.
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Marfisa l'accettava volentieri, ch'anche de' preti comincia a degnarsi. —Ben venga il soprastante a' cimiteri— gli disse e che dovesse accomodarsi. Rispose il prete:—I'ho de' gran pensieri veder Marfisa ancor maggese starsi, e sentire i discorsi della piazza, che non fanno vantaggio a una ragazza.—
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Disse Marfisa:—Prete mio da gabbia, deh, dimmi un poco che di me si dice;— e cominciava accendersi di rabbia, facendo sulle guancie la vernice. Dice il prete:—E' non è mestier ch'io v'abbia a narrar tutto; basta che disdice, una fanciulla d'un merto infinito invecchi in casa e non trovi marito.