FINE DEL CANTO TERZO
CANTO QUARTO
ARGOMENTO.
Del sigillo real morto è il custode; nascon baruffe per la sepoltura. Pel maritaggio di Marfisa s'ode grand'apparecchio, e don Gualtieri ha cura. La bizzarra la visita si gode del sposo, ch'è una gran caricatura. Le spose alla Ruet van mascherate; una comparsa l'ha disordinate.
1
Tanto il pensar de' paladin corrotto era, per quanto leggo e al parer mio, che a gravi colpi di sopra e di sotto, fulmin, tremuoto o simil lavorio, e alle morti improvvise, sette ed otto, che per avviso lor mandava Dio, non istupiano o troncavan niente i lor vizi e lo stare allegramente.
2
I fulmini, i tremuoti e la tempesta dicevano esser cosa naturale: venti bestemmie ed un crollar di testa era sollievo a chi veniva il male. Scherzando in una forma disonesta, rideano e si diceano alla bestiale: —Io salmeggiai, arsi ulivo e candele, e la tempesta venne piú crudele.—
3
Cadeva uno, apoplettico d'un colpo: diceano:—Questo succeder dovea: egli avea membra strane come il polpo; tal macchina sussister non potea.— Alcun diceva:—Io veramente incolpo la vita solitaria che tenea. Per viver molto e godere e star bene, perdio! passarla come noi conviene.—