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Molti discorsi fece la plebaglia, se fosse salvo o dannato Angelino. Ognuno si riscalda e si travaglia a trovar pro e contro il bruscolino, com'anche a' nostri dí fa la canaglia quand'uno è morto in caso repentino. Don Simon, don Martino e don Ubaldo volean che fosse in cielo allegro e baldo.
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Angelin di contrada è di San Pavolo, ed era morto in quella di San Pietro: venne a levarlo il piovan di San Pavolo; voleva il morto il piovan di San Pietro. Diceva il primo:—Egli abita a San Pavolo;— l'altro diceva:—Egli è morto a San Pietro;— donde si fece gran disputazione tra i due piovani in mezzo alle persone.
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Poich'ebbon con flemmatiche parole cercato l'uno l'altro persuadere, dicendo:—Non si deve e non si puole i successor pregiudicar, messere;— si riscaldaron, come far si suole, gridando:—Io non vo' perder le mie cere;— né piú si contendeva pel defunto, ma son le torce del contrasto il punto.
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E finalmente ingiurie s'hanno dette; l'uno dell'altro gran cose rivela, e de' peccati quattro, cinque e sette, che prima ricopria non so qual tela; poi tutti accesi vennono alle strette, e si detton sul ceffo la candela. Le processioni delle due contrade diêr mano a' torchi, non avendo spade.
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E vidonsi in un punto aste e doppieri arrestati e frugoni e aperta guerra, zazzere abbrustolite e visi neri, berrette a croce e moccoli per terra; né si sentieno cantar misereri, ma bestemmie e un gridar:—Sospingi, afferra— da gole strette, con voci interrotte; e furon lacerate molte cotte.