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E alla bottega del caffè dov'era, ad uno che faceva gran contrasto e volea pur sapere in qual maniera l'intendesse, Dodon, ch'era omai guasto, rispose alfin:—Non presi mai mogliera, prima perché non mi piacque un tal pasto, ma sopra tutto per non dar cagione di tanto affanno alle vostre persone.

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Marfisa prende Terigi in consorte, Terigi n'è contento e la vuol prendere. Io vi rispondo, andando per le corte, che son contento anch'io, né vo' contendere. Né intendo disputar della lor sorte, perché l'astrologia non soglio vendere. Se buona fia, godrò di lor quiete; se trista, a pianger non mi vederete.

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Sol mi rincresce questo maritaggio, perch'è cagion che voi stracco m'avete.— Cosí detto, Dodon fece viaggio con riverenze tonde assai facete. Quegli oziosi cambiaron linguaggio sopra Dodon con parole indiscrete. Chi disse:—E' pensa ben,—chi:—Pensa male,— e si rimason tuttavia cicale.

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La voce sparsa di quell'imeneo mise a Parigi in gran briga gli artieri. Corron tutti in secreto al prete reo, cappellan di Terigi, don Gualtieri: ser Rocco dipintore, ser Maffeo legnaiuol, venti o trenta tappezzieri, fabbri, merciai, stuccatori, una folta. Don Gualtieri, o don Volpe, ognuno ascolta.

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Perocché, avendo avuto da Ruggero cento zecchini di nascosto in dono per il maneggio, faceva pensiero anche munger ciascun senza perdono. E perché tutti nel loro mestiero van profferendo al prete un util buono se gli faceva aver l'opra in lor capo, Gualtier sta ritto come il dio Priápo.