20

Lecita in chi poteva usar la forza era la truffa, era la ruberia. Ogni peccato avea buona la scorza, e con nuove ragion si ricopria. Fanciulli ed ebbri, andando a poggia e ad orza, udiensi disputare per la via ch'era il ner bianco e che il quadro era tondo e che goder si debba a questo mondo.

21

Gli abati in cotta e i santi monachetti, che contra al mal dal pulpito gridavano, sudando, trangosciando, e che a' scorretti mille maledizion dal ciel mandavano, erano uditi come gli organetti; e quando le persone fuori andavano, un dicea:—Disse male,—un:—Disse bene, ma predica all'antica e non conviene.—

22

E chi diceva:—E' canta l'astinenza, ma so che i buon boccon non gli disprezza— Poscia ridean con poca riverenza, e ognun restava nella sua mattezza. Alle orazioni ed alla penitenza diceano pregiudizi e leggerezza, o ipocrisie per guadagnare i schiocchi, o cose da mal sani e da pitocchi.

23

Rinaldo (perché aveva poca entrata, piacendogli le donne e la bassetta e il vin, che ne beeva una fregata, sicch'ogni dí sembrava una civetta) a Montalban fatto avea ritirata, facendo vender senza la bolletta acquavite, tabacco ed olio e sale e vin contro la legge imperiale.

24

S'erano i gabellier molto provati a condur pe' trasporti la sbirraglia; Rinaldo avea sbanditi e disperati che facevan co' sassi la battaglia: onde se n'eran sempre ritornati senza poter oprar cosa che vaglia. Carlo chiudeva un occhio e gli era amico pe' buon servigi suoi del tempo antico.