—So cos'è, posatela sul banco ed aspettate ho da rendervene dell'altra.

—Non ho avuto ordini in proposito—disse il facchino volgendole le spalle—a rivederci.

Annetta lo richiamò, ma invano. Allora si rivolse alla figlia, che rimaneva confusa, turbata.

—Guarda se sono i tuoi abiti.

Maria svolse il fagotto e gettò un lieve grido di sorpresa. In mezzo agli abiti, eravi un cofanetto tutto a dorature, che conteneva un magnifico finimento in perle ed un biglietto così concepito.

«Signorina—Non ricambierò mai abbastanza il servigio che mi rendeste; tuttavia serbate per mio ricordo il piccolo dono che vi mando e rivolgete qualche volta il pensiero a Gabriele Terzi, la maschera misteriosa, alla quale deste rifugio l'ultima notte di carnevale.»

—Gabriele Terzi—ripetè Annetta—allora quel portasigari non è suo, perchè non corrispondono le iniziali: basta, non mi soddisfa affatto il regalo dei gioielli, che intendi farne?

—Ciò che vorrai, mamma.

—Ebbene, siccome qualche cosa mi dice che quel signor Gabriele lo vedremo ancora, così ci penserò io a restituirglieli: deve essere un furbo colui, ma troverà pane per i suoi denti.

Maria non replicò: le faceva male udire sua madre parlare così. Non divideva quelle idee, perchè sentiva di amare il giovane di profonda ed irresistibile passione. E soffriva per timore di non rivederlo più e si faceva ogni giorno più pallida, destando nel cuore di Annetta un acuto dolore.