—Giungo forse male a proposito, mia cara—disse il conte avvicinandosi—ma avevo da parlarti.

Sedette al posto lasciato dalla fanciulla, attirò questa sulle sue ginocchia.

Adriana era sbalordita: sperava e temeva al tempo stesso: quel cangiamento improvviso del padre la turbava, mentre abbandonavasi dolcemente nelle braccia di lui.

—Dammi ascolto, Adriana—disse il conte baciandola—io mi sono mostrato un po' troppo severo con te; ma ciò che tu forse attribuisti a poco affetto, era invece il desiderio di vederti felice. E non lo saresti cara figlia mia, se tu dessi ascolto ai sogni del tuo cervello, perchè l'uomo che la tua fantasia ti dipinge come il più nobile e leale dei cavalieri, ne è invece il più indegno.

Adriana alzò con impeto la testa, fissando gli occhi lucenti in quelli del padre.

—Parli di Gabriele?

—Sì…

—Se qualcuno ti ha parlato male di lui, è un infame calunniatore.

—Nessuno l'accusa, figlia mia: sono le sue azioni stesse che lo disonorano…

Adriana si sentì freddo al cuore.