A queste parole, la bella guantaia sentì stringersi il cuore dall'angoscia, dal rimorso; una nebbia le calò sugli occhi e non avendo la forza di rispondere, diè un gemito e cadde svenuta fra le braccia della popolana. Questa rimase sconcertata, sentì svanire tutta la sua collera e coprendo il pallido viso della fanciulla di baci e lacrime.

—Maria… Maria, guardami—mormorò—sono tua madre… che ti ama sempre, ti perdona.

Ella aprì gli occhi e con voce debole, ansiosa:

—È proprio vero?—chiese.—Non mi discacci da te?

—No, mia cara… ma a quel cattivo arnese che ti ha disonorata, vedi, non posso perdonare.

Maria si rialzò.

—Nè io lo voglio!—disse risoluta, pensando ai mezzi iniqui, coi quali Diego si era impossessato di lei.

Gabriele si era lasciato cadere su di una seggiola, perchè le forze l'avevano tradito; ma i suoi occhi si volgevano con pietà e simpatia verso la giovane guantaia.

Egli rimase più di un'ora presso le due donne per concertarsi su quello che dovevano fare e quando si ritirò, Maria ricadde singhiozzando tra le braccia della madre…

—Oh! quanto soffro!—mormorò…