Maria invece sentiva crescere la sua avversione per colui, che pur aveva nelle vene lo stesso sangue, era suo padre. Forse se ella l'avesse veduto entrare curvo sotto il peso del dolore, del rimorso, avrebbe perduto il coraggio di accusarlo, il cuore le si sarebbe schiuso alla pietà.

Ma dal suo esordio istesso, si capiva che il conte stava architettando una menzogna e Maria s'irrigidiva, si corazzava contro qualsiasi debolezza.

Egli continuò:

—Un mio amico carissimo, quasi un fratello, aveva smarrita in quelle funeste giornate una fanciullina di due anni o poco più, che portava appunto al collo un gioiello, quale lo descriveste, una testa da morto, appesa ad una catenella d'oro; terreste voi ancora quello ritrovato?

La popolana appariva vivamente commossa, mentre la giovane guantaia rimaneva impassibile, come se la cosa non la riguardasse.

—Sì… lo tengo sempre—esclamò Annetta—Maria, guarda nel secondo cassetto del canterano, in quella scatola di cartone giallo; lo troverai.

La giovine obbedì senza dimostrare molta emozione. Ella non tardò a rinvenire l'oggetto designato e lo porse colle sue mani stesse al conte.

Egli non ebbe bisogno di esaminarlo molto per riconoscerlo: allora la maschera d'indifferenza che copriva il suo volto disparve; due grosse lacrime gli scorsero sulle guancie e tendendo le mani a Maria.

—Ho mentito, perchè temevo ingannarmi—esclamò—ma ora… non vi ha più dubbio; tu sei mia figlia…

Forse si attendeva che la fanciulla gli si gettasse nelle braccia, si aspettava un'esplosione di gioia e di sorpresa.