—Io non voglio che te, madre mia—replicò—oh! chiamami sempre col dolce nome di figlia.
Annetta sentì passarsi nel cuore un'ondata di gioia e mentre ricambiava con trasporto i baci di Maria, due grosse lacrime le caddero dagli occhi su quella fronte, che il dolore, la sventura avevano purificata!
CONCLUSIONE.
Una scena dolorosa e sinistra si svolgeva nel palazzo del conte Ercole Patta. Adriana moriva. La scossa subita all'orribile, inaspettata rivelazione del marito, le aveva spezzata la vita.
Crisi nervose violentissime si erano succedute senz'intervallo l'una all'altra, logorando il suo corpo, mettendo nel suo cervello delle allucinazioni tremende, che la facevano prorompere in grida strazianti, contorcersi fra terribili convulsioni.
Erano stati chiamati a consulto le prime celebrità della scienza; si tentarono i rimedii più arrischiati, pericolosi, fu fatta viaggiare, la condussero in Isvizzera, in Germania, alle terme più rinomate; ma da tutti questi sforzi, queste prove, era uscita vieppiù affranta, coll'organismo intieramente distrutto. Ed allora i medici dichiararono che non vi era più nulla a fare.
Adriana espresse il desiderio di ritornare a Milano e fu esaudita. Vi giunse morente.
Il primo giorno che ella riacquistò la facoltà di sentire, riflettere, pensare, fu sorpresa, trovando Gabriele al suo fianco.
—Come siete qui?—sussurrò.
—Ebbi il permesso da vostro padre.