— Ahi! sospirò la Badessa, preveggo persecuzioni, e come difenderla?

— La darete a me, la custodirò nella mia camera. È convenuto, Madre mia, la non può uscire, finchè il giovane non abbia fatto fare le gride e allestito ogni cosa per le nozze. Allora viene a levarla....

— Meglio, figliuolo, che mandiate una qualche buona comare del vostro villaggio, e noi intanto le prepareremo un po' di mobile.

— Io ti darò le carte, continuò Maria Eletta, e anderete insieme a Pordenone dalla persona che ti dicevo e che troverai indicata.

— Siamo dunque intesi, conchiuse la Badessa. E guardò con compiacenza l'affettuoso addio che i due giovani si davano; indi rimessa nella gravità del suo grado, stese loro la mano ch'essi baciarono colla più viva riconoscenza. Partito il mugnaio si ritirarono nelle loro celle, e la buona vecchia prima di coricarsi s'inginocchiò a' piedi del Crocifisso, e lo ringraziò della misericordia che le aveva usata, e pregò per la felicità di quelle due creature, e, così come aveva detto Maria Eletta, che fossero cristiani e che vivessero insieme nel santo timore di Dio.

IX.

L'Armellino nel dimani tornava al suo villaggio nativo, tornava dopo parecchi anni d'assenza e col cuore agitato da mille diversi sentimenti. Era una bella mattina affatto limpida, e nell'aria una certa fragranza, una specie di alito ravvivante che annunziava la presenza della già dispiegata primavera. I contadini ne avevano approfittato, e i campi si vedevano per ogni dove popolati di gente che lavorava. Oltrepassate le colline, attraversava la prateria che dicono Manzana, e i suoi occhi da un pezzo si fissavano sui buoi d'un aratro che andava e veniva aprendo i solchi della terra che sta per confine al di là dell'acquicella. Quando fu tanto vicino da distinguere le persone, il giovane che guidava gli animali si fermò a guardarlo con grande attenzione. Si ravvisarono entrambi nel punto istesso e si corsero incontro con la gioia di due fratelli che si rivedono dopo lunga lontananza.

— Viva Armellino per Dio! Gli è l'Armellino che ritorna! gridava l'uno gettando all'aria il cappello e precipitandosi fra le braccia dell'altro, che tutto commosso so lo strinse al cuore coll'identica amicizia di quella notte che si erano salutati per l'ultima volta sotto le finestre della Tina. Gli altri si fecero anch'essi avanti e gli si strinsero intorno avidi delle sue novelle, e poichè era l'ora della colazione, lasciarono che i buoi riposassero, e si misero a chiaccherare delle tante cose passate. Seppe allora come la sua famiglia aveva in quel frattempo cambiato domicilio e trovavasi sur una colonia al di là del Nadisone. Questa inaspettata notizia lo turbò; non aveva mezzi di sorte, nè vedeva sul momento come avrebbe potuto ripiegare. Se ne accorse Giacomino, e a tòrlo d'impaccio, con quella franca e cordiale amicizia ch'è propria dei poveretti, gli propose subito, perfin che avesse ultimate le sue faccende, di far casa insieme.

— Lassù dai tuoi, disse, saresti troppo lontano; correre su e giù non ti torna, sarebbe un continuo perditempo; ti offro la mia cameretta invece, e tu così puoi aiutarci nei lavori della stagione. Guarda mio padre come ne gongola al solo pensiero! — Diceva la verità perchè il buon vecchio gli si era appressato, e a convalidare la proposta del figliuolo, aveva cavato la scatola e tutto allegro gliene offriva una presa. In quella capitò sul campo a portar la colazione madonna Lucia. Non aveva appena deposto dalle spalle l'arconcello, che lo riconobbe, e subito nuovi evviva e mille benvenuto, che pareva proprio che il rivederlo fosse per tutti una festa domestica. Dovette assidersi con essi sul margine erboso dell'acquicella; e si disponevano a far colazione, quando madonna Lucia scoperchiando il cesto per cavarne la polenta e la frittata che aveva loro apparecchiato, cambiò fisonomia e colle mani nei capelli — Ah poveretta me! — disse, e rimase lì stecchita che pareva una statua.

— Che c'è? chiese il padre di Giacomino, che non capiva questo subitaneo costernarsi della moglie.