— Povera Rosa! Non piangete Rosa; vi dirò tutto, e poi farò quello che voi vorrete; anzi intendo di metter la cosa nelle vostre mani. Or bene. Io son venuto in paese con qualche soldo; ma non erano tutti miei: doveva provvedere una zattera di legname. I miei pativan fame... In poche parole, io non ho più il danaro; e se voglio essere galantuomo, bisogna che obblighi mio fratello a vendere le nostre armente, che sono quanto possediamo. Mia madre è vecchia infermiccia.... a casa sono tre fanciulli che dimandano pane.... Fa d'uopo ch'io ritorni al mestiere per compensarli del sacrifizio che fanno. Voi Rosa potete campare colle vostre fatiche....

— E non possiamo lavorare tutti insieme? diss'ella prendendogli la mano. Ci ha ad essere provvidenza anche per noi!

— Sì: ma le mie braccia sono vendute per fin che avrò pagato! E se laggiù doveste patire di fame? Ed io esservi lontano.... e non potervi aiutare?....

— Or bene, tornate al mestiere, lavorate, e io vi aspetterò....

— No, Rosa! è d'uopo ch'io vi ritorni la vostra libertà. Potrebbe presentarvisi una buona occasione; e non è giusto che la perdiate per aspettare un poveretto che non può offrirvi se non la miseria!

— Ah! sclamò Rosa, ho capito, non mi volete più bene!

— Che dite mai? Sa il cielo se io vi amo! Non vi voglio, perchè non ho cuore di farvi stentare.... perchè possiate esser felice con altri!... Ma la fanciulla piangeva più che mai amaramente, e a lui, che tentava rabbonirla e toglierle dagli occhi il grembiule, voltava le spalle e colle mani lo respingeva.

— Quietatevi, Rosa! Le vostre lacrime mi fanno male al cuore.... via, siate buona, e capitemi....

— Eh vi ho capito, sì! diss'ella. Tornerete via, e un'altra vi farà ben presto dimenticare di me.... Era ben meglio lasciarmi morire!

— Ma se vi ho detto che non voglio fare se non quello che voi volete!