— Altrimenti avrei dovuto aspettare ancora molti giorni.... Gli è per grazia che vengono dimani al mulino....
— Ma non sarebbe stato possibile lunedì?
— Lunedì, martedì e tutta questa settimana saranno lanciate quelle che furono messe in pronto prima della mia, e niuno certamente vorrebbe cedermi la sua volta.
— Avete fatto gran fallo, diss'ella dopo alcuni minuti di silenzio, a non pensarvi prima. Questo vostro partire in giorno di festa io l'ho per cattivo augurio — e si mise di nuovo in malinconia.
— Ma non si lavora mica dimani. La zattera è già bella e apparecchiata, non v'è che a lanciarla, e prima potete credere bene che anderemo a messa. — Qui Rosa lasciò cadere una lacrima. Il povero giovane era mortificato, avrebbe voluto persuaderla, togliere quest'ubbia, rasserenarla: ma le parole non gli venivano. Una voce segreta nel profondo del cuore gli ripeteva invece ch'ella aveva pur troppo ragione. Intanto si faceva tardi, la luna era comparsa sull'alto della montagna di Cedarzis; si avvicinava il momento di separarsi, ed entrambi consumavano in silenzio i pochi minuti che loro restavano: eppure avevano ancora mille cose da dirsi. Ella stava appoggiata all'uno degli stipiti della porta col capo chino e quasi nascosto in seno, e colle mani teneva la cordella del grembiule e così soprappensiero l'andava facendo a piccole pieghine. Pareva la fiammella della candela di cera, quando sul primo accendersi arde così languida e debolina, che non sai se voglia mancare, o rompere il dubbioso silenzio e dar su rinvigorita e potente.
— Dunque?... diss'egli, ed allungò una mano come per prendere quella di Rosa. Gliela strinse la fanciulla e poi se la posò sul cuore, e
— Or via, rispondeva riscossa e rinfrancata, or via, non ci lasciamo così! — E qui tutti due esilarati tornarono a parlare del loro amore, finchè finalmente si venne all'addio.
— Mi vorrete dunque sempre bene? chies'ella per ultimo.
— Che domanda! borbottò Giacomo, e mosse per andarsene, ed ella lenta lo accompagnava alcuni passi. Si salutarono e poi ancora camminavano insieme un altro poco. La luna impicciolita ed alta splendeva a perpendicolo sul loro capo. Si strinsero per l'estrema volta la mano, e poi Rosa a tutta corsa ritornava: si sedette sul limine della porta, e accucciolata e tutta in sè ristretta posò la fronte nelle mani e stette un istante; il core le batteva che parea volesse schiantarsi, surse e andò sul suo povero letticciuolo a pascersi di lacrime e di dolore.