[462.] Ep. 736.

[463.]

Roma, 15 gennajo 1521.

«Caro figlio, gratissima ci fu la tua lettera, poichè ci chiarì di quello su cui ci davano a dubitare non solo l'asserzione di pie e prudenti persone, ma alcuni tuoi scritti stessi, che tu conservi buona volontà verso noi e la santa sede, e per la pace e concordia cristiana: il che perfettamente conviensi e all'egregio ingegno che Dio ti ha donato, e alla pietà che sempre professasti. E noi che, sebben lontano, ti avevamo sempre in memoria, e pensavamo dar qualche premio alle esimie tue virtù, se eravamo stati smossi da questo pensiero, lietamente ci vedemmo dalla tua lettera restituiti alla primiera intenzione. E deh come ora è certo a noi, fosse così agli altri, la benevolenza tua verso questa sede apostolica e la comune fede di Dio! No, mai non vi fu tempo più opportuno o causa più giusta di opporre l'ingegno e la dottrina agli empj, nè alcuno sarebbe di te più adatto a tale offizio, al quale pur s'adoprano molti in fama di pietà e scienza somma. Ma Iddio diresse i loro cuori, e alla tua prudenza vuolsi ciò rimettere. Noi, contro le contumelie degli uomini sediziosi, armati di pazienza e del soccorso divino, siamo viepiù dolenti che colla zizania molta buona messe si corrompa; ed ogni danno del gregge a noi commesso ne affligge, non potendo non dolerci del veder le buone menti tratte in errore, mentre desidereremmo salvi anche gli autori dell'empietà. Ma nè Dio mancherà a noi, nè noi al nostro dovere. Quanto alla tua lettera, essa ci assicura della tua ottima intenzione, e la tua venuta qui, quando ch'ella sia, riceveremo volentierissimo.»

Nella Biblioteca Vaticana, Nunziatura di Germania. Vol. I, pag. 40.

[464.] Sul suo epitafio fe scrivere: Ex diuturno studio hoc didicit, mortalia contemnere, et ignorantiam suam non ignorare.

[465.] Ep. 601.

[466.] Monumenta Vaticana LXIX.

[467.] Videor mihi fere omnia docuisse quæ docet Lutherus, nisi quod non tam atrociter, quodque abstinui quibusdam ænigmatibus et paradoxis. Ep. a Zuinglio.

[468.] Più tardi il nome di Erasmo sonò ereticale. Nella biblioteca di San Salvadore a Bologna, l'inquisizione, sotto Paolo IV, ne portò via le opere; e le traduzioni di Ecolampadio ch'erano postillate da Erasmo, furono lavate con acqua di calce per farle scomparire; al qual modo fu pure guasta un'edizione di san Girolamo, postillata dallo stesso, e confiscato uno Svetonio che portava il nome di Erasmo.