All'opposto gli scrittori ecclesiastici, col tono querulo e desolato che sembra in essi rituale, esagerano l'estensione del danno; e intenti solo a difendere la Chiesa stabilita, negli eretici non riconoscono che anime perdute, da esecrare piuttosto che da esaminare; e col non supporvi nè buona fede, nè scusabile errore, giustificano i rigori usati contro di essi, come contro malvagi e ribelli.
Nobili caratteri, limpide intelligenze, passionate persuasioni che disputano per arrivare al possesso delle verità eterne; intere generazioni moventisi sotto l'impero d'una legge morale, qual è il bisogno di riformare le credenze e gli atti, parvero a me spettacolo solenne; nè forse infruttuoso a tempi affogati negli interessi materiali. Anzi, più lo contemplavo, più vi trovava somiglianze alla situazione odierna.
Fattasi anche nel Cinquecento una subitanea effusione di cognizioni, gli uomini si videro aperti nuovi orizzonti, e demolirono il diritto antico senza riuscire a edificarne un nuovo. Anche allora le fazioni calunniarsi a vicenda ne' costumi, nella fede, nell'intelligenza; palleggiarsi que' titoli, che sono tanto più irreparabili quanto più generici e mal definiti; sotto frasi simpatiche mascherare calcoli egoistici; a parole inani arrogare l'autorità di fatti, e a formole il valor di ragioni; anche allora gridarsi libertà di coscienza, come oggi libertà politica, senza volerla lealmente, e fin senza intenderla; anche allora sostituire la smania di repentine innovazioni al progressivo emendamento delle consuetudini, le opinioni al diritto, la violenza alla persuasione.
Qualche cosa più che spettatori d'una crisi consimile, siamo in grado di meglio valutare quella d'allora, le accuse e i processi, le glorie e le infamie sparnazzate a capriccio o a capopiede; e così da un nuovo punto osservare la storia dell'Italia, e insieme la storia del pensiero indipendente. Che se in questi anni si pubblicarono tante ricerche sulla Riforma ne' diversi paesi, l'essere scritte da soli acattolici potrebbe lasciar indurre che questo tema giovi soltanto alle negazioni eterodosse[1].
Ben l'odierno orgoglio che ci fa negare tutto ciò che non comprendiamo, e crederci disobbligati dal faticare a comprenderlo; la repugnanza da ogni autorità e più dalla jeratica; il predestinato applauso ad ogni sovvertimento; l'applauso domandato dallo scandalo e dall'echeggiare la folla; il predominio dell'opinione sopra la coscienza; il disaccordo in tutto fuorchè nell'abbattere la fede che non s'ha, nell'impugnar dottrine che non si conoscono o male, fan presentire l'antipatia contro la parte che in Italia prevalse; antipatia che si propagherà sul narratore.
Poi una società che, idolatra di se stessa, si persuade che il suo progresso consiste nel rinnegare e vilipendere il suo passato, giudicherà non solo inopportuno, ma insensato il tornare alla teodicea de' padri nostri, anticaglia da museo; e in un passato compassionevole rivangar discussioni dimenticate.
Dimenticate! ma non è questa una lotta delle idee, come tutte quelle grandiose che si mantellano sotto i nomi di Grecia e Persia, metropoli e colonie, re e repubblica, papato e impero? Dimenticate! ma come dirlo or che con tanta sollecitudine e spese si fomenta l'apostolato di dottrine avverse alla cattolica? come dirlo or che si odono tutt'i giorni agitare, ne' caffè come ne' parlamenti, punti supremi della fede e dell'organamento della Chiesa, e l'efficacia di questa sopra la convivenza sociale? Non è guari, un attacco contro il maggior ente che vestisse l'umanità risvegliò le timorate non men che le temerarie coscienze, e Gesù divenne quistione del giorno.
Vero è che di tutto ciò prendeasi ben maggiore pensiero quando gli intelletti si occupavano principalmente di Dio, dell'anima, della destinazione dell'uomo: riconosceano la santità non solo, ma la bellezza della redenzione, del pentimento, dell'amore; in tal senso dirigevansi e le azioni e le astinenze, sorgevano le sètte, incalorivansi i partiti; e tutti gli studj, come tutte le meditazioni s'aggiravano sulle massime eterne, misteriose quanto la coscienza.
Quell'età è tramontata, ma anche gli odierni, indifferenti alla analisi delle anime, non possono negare che nell'uomo il bisogno di credere sia forte quanto quello di ragionare. Poi, si può egli trattare nulla di grande senza chiarire e assodare i principj? Che cos'è il diritto? in qual connessione stanno gli individui fra loro e colla società? dove termina il campo della ragione e comincia quello della fede? qual parte deve farsi all'autonomia individuale, quale all'autorità? come venimmo e per qual fine al mondo? come dobbiamo condurci od essere condotti, se quest'ordine è voluto da un essere superiore?
Tali quistioni si tengono per mano; e il problema religioso siede al fondo di tutti i problemi contemporanei, dove men pare; e si realizza nell'ordine de' fatti in maniera, che la macchia originale è la legittimazione de' governi, e i supplizj e gli eserciti sono autorati dai reprobi istinti; la volontà libera, o la fatalità e la predestinazione sono i poli fra cui oscilla eternamente la filosofia non meno che la teologia.