Se poi dica volere essere confessore, dura tre giorni dopo la consolazione senza cibo o bevanda, e osserva le predette regole, ed ha la stessa autorità: e viva o muoja, lascia tutti i suoi beni a quel che gli diede il consolamento. Il maestro che chiamano perfetto non deve peccare mai, nè toccare cosa immonda, lo perchè portano sempre guanti, e usano vasi apposta per mangiare e bere, lavati nove volte.
E scaltriva l'inquisitore che, negli esami di quei che chiamansi Gazari, non interroghi direttamente «Se' tu bene de' Gazari?» Il perfetto gli risponderebbe sì, poi null'altro più. Onde bisogna prima esortarlo, pel Dio in cui crede, a narrare la sua vita distintamente, e allora egli racconterà tutto senza mentire.
Tutto ciò egli ratificava ripetutamente e ad intervalli, senza minaccia di tormenti, protestando volere tornare alla verità. E allora pare gli fosse perdonato, ma postille in margine accennano ch'egli fu bruciato, e così Giovanni Bergezio e Martino del Prete.
La provenienza di questo processo rimuove i dubbj che suggerirebbe la critica sulla sua autenticità, e può rivelarci la parte vulgare di quella setta.
A più risolute opinioni trascorreano taluni, denominati La sètta dello spirito di libertà, che negavano eterna la dannazione; le anime purgarsi in questa vita, poi nell'altra, se alcuna macchia vi restasse, fino alla totale soddisfazione: Dio non poter venire offeso dalle creature, ma i peccati essere una purgazione dell'anima, inflitta da Dio: e peccati e vizj essere necessarj alla salute dell'anima, come la grazia, le virtù e le opere buone: nulla serve il libero arbitrio: le penitenze non sono necessarie nè utili se non ai perfetti, e così i sacramenti, eccetto il corpo del Signore; demonj sono i vizj e le passioni che ci affliggono; l'anima purgata ha presente Iddio, ne' diletti spirituali o carnali come nelle virtù e nelle buone azioni; la passione di Cristo non fu necessaria per evitare la dannazione, ma per provocare al bene.
Ma la colpa, onde più concordemente sono rinfacciati i Patarini, è l'ostinazione. Fra strazj e tormenti, al cospetto di morte obbrobriosa, non che convertirsi, più s'induravano, protestavansi innocenti, spiravano cantando lodi al Signore, colla speranza di presto congiungersi nel suo abbraccio. In Lombardia serbarono memoria d'una fanciulla, di cui la bellezza e l'età mettevano in tutti compassione e desiderio di salvarla. Perciò vollero assistesse, mentre padre, madre, fratelli venivano consunti dalle fiamme, sperando si sarebbe pel terrore convertita: ma no; poi ch'ebbe durato alquanto lo spettacolo, si svincola dalle braccia de' suoi manigoldi, e corre a precipitarsi nelle fiamme, e confondere l'ultimo suo coll'anelito de' parenti.
Questo ci è raccontato dal cremonese Moneta, il quale era patarino, e sentendo predicare in Bologna Reginaldo d'Orleans, si ravvide, ed entrato nell'Ordine prima della morte di san Domenico e fatto inquisitore della fede a Milano il 1220, tamquam leo rugiens si scagliò contro le eresie, e scrisse una Summa theologica[88] contro i Catari e Valdesi, che dice nati a' suoi giorni.
Oltre scassinare i dogmi inerenti all'unità del sacerdozio per costituire società religiose speciali, gli eretici facevano guerra accannita alla Chiesa esterna, e pur troppo trovavano appiglio nello scompigliato vivere del clero, di cui e amici e avversarj si accordano ad attestare la depravazione.
Agli errori la Chiesa oppose da principio i rimedj che a lei convengono; riformare i suoi, ammonire o scomunicare i dissenzienti, crescere devozione alle cose che da quelli erano conculcate. La compagnia de' Laudesi, che s'univano per cantar pie canzoni, dalla Toscana erasi propagata nella Lombardia. Giovanni da Schio, il famoso paciere, instituì il saluto del Sia lodato Gesù Cristo. La venerazione verso il Sacramento fu cresciuta da miracoli che allora si narrarono: Urbano IV estese a tutta la Chiesa la festa del Corpus Domini, e Tommaso d'Aquino ne compose la magnifica uffiziatura.
A Maria poi si tributò l'entusiasmo, col quale i cavalieri veneravano le donne loro, e il dogma dell'immacolata sua concezione fu sostenuto fervorosamente dai Francescani; ad onore di lei si formò un salterio, sulla foggia del davidico; di lei parlarono san Pier Damiani, san Bernardo, san Bonaventura, con un ardore che rimembra quel dello sposo de' cantici; e fu una gara di circondarla colla poesia del perdono e con fiori di tenerezza. L'Ave Maria si rese generale verso il 1240[89]. San Domenico introdusse, o piuttosto propagò il rosario; divozione cui fu poi connessa la ricordanza della vittoria di Lèpanto (1573), quella in cui fu decisa la superiorità dei Cristiani sopra i Turchi, nell'ora appunto che in tutto l'orbe cattolico recitavasi quella semplice formola di saluto, di congratulazione, di condoglianza, di preghiera. Maria ispira le opere d'arte d'allora: il suo scapolare, propagato dai monaci del Carmelo, orna il petto di tutti come una divisa di combattenti contro le passioni; ai tre ordini del Carmelo, dei Serviti, della Mercede sotto gli auspizj di lei, quello s'aggiunge dei Gaudenti, da Linguadoca passati in Italia, ove singolarmente si resero memorabili, e che continuavano a vivere nel mondo e nel matrimonio, «solo imposto (come scrive frà Guittone) odiare e fuggire il vizio, desiare e seguir la virtù, ed alcuna soave, soavissima regola, data in segno d'onestà, in remissione d'ogni peccato, ed in premio d'eterna vita».