Allora dunque ch'ebbe presa Palestrina, Bonifazio lo fece metter in ferri a pane e acqua (1278), in fetido carcere, dove fe un cantico: O giubilo del core che fai cantar d'amore; e dicono che, avendogli esso papa domandato, «Quando uscirai di prigione?» rispondesse: «Quando c'entrerai tu». Liberatone infatti alla cattura di Bonifazio, visse sino al 1306. Venuto in fin di morte, i suoi fratelli, l'esortavano a ricevere i sacramenti, ed egli ripeteva non essere giunta l'ora: e poichè insistevano che non morisse come un Giudeo, egli raccoltosi, disse:
Io credo in Dio padre onnipotente,
E tre persone in un essere solo,
E che fe l'universo dal nïente,
E credo in Gesù Cristo suo figliuolo
E nato di Maria e crocifisso.
Morto e sepolto con tormento e duolo.
I frati gli soggiunsero non bastava il credere; doversi anche ricevere i sacramenti: ed egli replicava voler aspettare frà Giovanni d'Alvernia. Or questi era ben lontano da Collazzone, e nulla sapeva: ond'essi viepiù stimolavano frà Jacopone. Il quale allora disse un cantico, di cui produciamo qualche cosa:
Anima benedetta
Dall'alto Creatore,