Quando tanti secolari si fanno lecito di berteggiare i dogmi e i riti, e dar consigli ai depositarj di essi, perchè sarebbe men conveniente a laici l'assumerne la difesa? Tanto più imparziali essi appajono quanto che niuna speranza terrena li lega al potere che sostengono, niuno speciale carattere nè prefissa educazione gli obbliga o li trae a professare sgradite verità e ad affrontare l'impopolarità; nè sono stretti da quello spirito di corpo che i corpi ruina, perchè, colla paura di screditarli, ne scusa o maschera le aberrazioni, e non ne scevera gli elementi corrotti.
Quando il senatore Flaminio Cornaro mandò a Benedetto XIV la sua Storia delle chiese venete, il papa ringraziandolo, non solo lo esortava a continuare le dotte ricerche, ma desiderava che altri laici vi s'applicassero, come in vecchi tempi ne han dato esempio san Giustino, Atenagora, Arnobio, Didimo, Latanzio, Prospero d'Aquitania, Severino Boezio, Cassiodoro, Evagrio, e ne' recenti il Fiorentini, il Buonarroti, il Sigonio, il Masini, lo Zani, il Cappello, il procuratore Giustinian, Diodo, Morosini, Loredano, Laura, Quirini, Secondini, Maffei ed altri molti[2].
Dicasi pure che questa è una scusa che noi predisponiamo agli sbagli e alle inesattezze nostre. E in quante incapperemo! Ma sempre cercammo esporre con precisione la verità, quale è definita dalla Chiesa, alle cui decisioni noi ci sommettiamo senza riserva, protestando che i nostri dubbj non sono che interrogazioni rispettose, e pronti a ritrattare qualunque errore o temerità, autorevolmente avvisataci.
Di essere ascetici ne rinasceva l'occasione ogni tratto, ma non ci esporremmo alle risa d'una società che calcola e non sente? Nè tesseremo lavoro apologetico ed encomiastico, ma procederemo colla sincerità che ci è consueta. L'istituzione ecclesiastica è mescolata, e più era un tempo, alle cose terrene, in modo, chè ne contrasse l'inquinazione; di mezzi mondani dovette valersi per assicurare la propria indipendenza; fu diretta e preseduta da uomini, ai quali Cristo promise l'infallibilità nelle decisioni, non l'impeccabilità negli atti. E come, se impeccabili non furono gli angeli in cielo, il primo uomo in paradiso, Pietro al fianco di Gesù?
Poco disposti a dissimularne i traviamenti, quanto lontani dall'esagerarli, noi sappiamo che ai papi è dovuto l'omaggio dell'intera verità: e se molte volte leniremo colla spiegazione ciò che è moda esacerbare col sarcasmo, siamo primi a deplorare gli abusi che diedero occasione o vigore alle separazioni.
Credemmo obbligo nostro conoscere le capitali controversie odierne sull'origine del cristianesimo e la pretesa formazione dei libri canonici e dei dogmi; e oltre la Vita di Gesù di Strauss e di Renan, e gli Evangeli di Eichthal, non abbiamo trascurato la Storia dei tre primi secoli della Chiesa di E. de Pressensé; la Storia del Cristo di Ewald; gli Studj storici e critici sull'origine del cristianesimo di A. Stop; la Storia elementare e critica di Peyrat; abbiamo seguitato gli studj esegetici della scuola di Tubinga, i Saggi degli inglesi seguaci di Colenso, e le tante disquisizioni di Jowel sulle Epistole di san Paolo; di Milman sul Cristianesimo latino; di Witt sugli accordi fra la dottrina cristiana e la scuola di Alessandria; di Baur sul Cristianesimo e la Chiesa cristiana;..... ma ricondotto il cristianesimo in faccia alla storia, alla ragione, alla coscienza, interpretato con libertà di spirito, non trovammo ragioni per iscostarci dalla tradizione cattolica. Anzi lo studio ci convinse che l'attuazione ecclesiastica n'è eccellente, sia pel necessario contemperamento della sovranità de' pochi colla soggezione delle moltitudini, sia per procurare la maggior possibile felicità, quella cioè in cui le volontà non alla coazione, ma s'adagino alla morale persuasiva; e che il principato sacerdotale, com'è il più antico, così è il più venerabile e generoso potere, la chiave della vòlta dell'edifizio sociale, la salvaguardia della libertà nelle nazioni civili, perocchè alle sovversioni oppone l'unica forza capace di resistervi, la coscienza.
La religione non tocca solo la parte sentimentale, ma abbraccia tutto l'uomo, anzi tutta la società, e ne sono riflesso i costumi e la legislazione, la vita domestica e la politica; insomma è l'espressione più profonda della coscienza dell'umanità in un dato periodo. Ecco perchè ogni religione è storia, e la nostra è delle più importanti alla umanità, nè può comprendersi bene in un secolo se non rimontando al precedente. Perciò dovemmo rifarci alla cuna del cristianesimo, non per riconoscervi il principio divino della civiltà moderna, la garantigia del diritto comune, la base delle nuove legislazioni, il legame sociale de' popoli, la norma delle coscienze, ma solo per vedervi assodarsi e svolgersi le verità tradizionali, e germogliare gli errori, che poi ingrandirono nel XII secolo e nel XVI, sul quale di preferenza vi indugeremo.
Dovendo parlare di persone e fatti già da noi esposti anche più d'una volta, non ci si farà colpa d'usare talvolta le stesse parole; il diverso scopo di questo lavoro n'ha però cambiata l'economia, e se altrove prediligemmo le vedute sintetiche e comprensive, qui saremo spesso biografi e aneddotici.
Rifuggendo dalla fraseologia di moda, che annichila la realità e confonde le immagini, e mette anche nel libro il tono superficiale ed evasivo del giornale, noi c'industrieremo di ritrarre gli uomini colle passioni, colle virtù, coi vizj loro, nè angeli nè demonj. All'urbanità che devonsi creature decadute e fallibili non mancheremo mai, sebbene non la speriamo da coloro che dall'infanzia abituaronsi a non vedere la verità che traverso ad occhiali comprati, e intitolare pregiudizio ciò che urta i pregiudizj loro.
E fra questi pregiudizj è l'apporre a chi tratta materie religiose, le taccie d'ignoranza, d'illiberalità, d'intolleranza. La prima ben ci sta, e fu appunto per minorarla che faticammo tanti anni a raccoglier fatti e notizie, parte nuovi, parte dispersi in libri di difficile accesso; e invocammo i consigli di quelli, pochissimi in Italia, che prestano sussidio e consigli a chi studia.