Eppure sotto quelle apparenze celava un'estrema superbia, il desiderio di levar rumore, e la fiducia nel proprio intelletto, avendo imparato dai libri di Lutero a cercare nelle sacre carte ciò che alla sua passione compiacesse. Dicono che, mentre predicava a Napoli in San Giovanni Maggiore nel 1536, il Valdes lo avvicinasse, e fomentandone l'immaginativa e l'ambizione, l'inducesse a insultare Paolo III, che non l'aveva ornato cardinale. Al vicerè Toledo fu rapportato che spargesse errori luterani, e quegli cercò che il vicario arcivescovile chiarisse la cosa; «ma perchè con l'austera vita che mostrava, con l'abito asprissimo, con il gridar contro i vizj ricopriva il suo veleno, non si potè per allora conoscere se non da pochi la sua volpina fraude». Son parole del domenicano Caracciolo, il quale prosegue: «Pure vi fu alcun che se n'accorse, e fra i primi, per quanto ho inteso dai nostri vecchi, furono i nostri santi padri don Gaetano e don Giovanni; i quali poi più chiaramente se n'accorsero nel 1539 quando l'Ochino, predicando nel pulpito del duomo, andava spargendo molte cose contro il purgatorio, contro le indulgenze, contro le leggi ecclesiastiche del digiuno ecc.; e quel che fu pessimo, soleva talora l'empio frate proferire interrogative quel che sant'Agostino dice negative, Qui fecit te sine te, non salvabit te sine te? dando a questo modo ad intendere tutto il contrario di quel che insegna sant'Agostino, cioè che sola fides sufficit, e che Iddio ci salva senza che noi facciamo opera alcuna per cooperar con Dio. Andavano attorno iscritti prima, e poi stampati i libri di costoro, come di tanti profeti, e già in pochi anni non solo i plebei ed ignoranti, ma anche molti signori e signore nobili, e molti religiosi e preti se n'erano infetti; e si facevano conferenze e conventicole secrete tra loro, e si prestavano scritti l'un l'altro di cotali dottrine pestifere»[33].

In quel tempo l'Ochino mostrava ancora una pietà incolpabile, e possiamo offrire in testimonio alcune sue lettere, tali quali le abbiam desunte dagli archivj della sua patria.

«Molto magnifici signori; Non penso vi habi a esser difficile el persuadersi che molto volentieri verei in questa quaresima a predicar alla mia Siena, sicchome per una vostra o visto sarebbe intento di vostre signorie: resta solo che da chi può comandarmi io non sia impedito. Di me potran servirsi nel scrivere che a me el venire sarebe gratissimo, pur che sia con volontà di sua santità. Questo medesimo o expresso al reverendissimo monsignore Ghinucci; et perchè del tempo fuor della quaresima sua santità non è solita impedirmi, quando a vostre signorie paresse che io venisse in questo tempo innanzi alla quaresima, mi dieno un cenno del quando, che non mancarò, col non cessare ancora di tentare per la quaresima; il che sarà etiam più facile di ottenersi per esser lì; et se in altro posso si servin di mè, che per la singolare affetione li porto mi sarà facile tutto in Christo per il quale vivo e spero di morire. Resto col pregarlo che vi prosperi sempre con la sua grazia in ogni vostra felicità.

«Da Roma il 5 settembris 1540.

Frater Bernardinus sen.

«Molto magnifici signori; Non ho più presto resposto per non essere resoluto di sua santità. Oggi s'è contentata che io per lo advento venghi, e così mi sforzarò circa Ognisanti essere a Siena. Preghiamo el Signore ch'el mio venire non sia vano. Resta che vostre signorie in quanto posso mi comandino che non sarà cosa tanto difficile che lo amor non me lo renda facile.

«Il Signore vi conservi e prosperi nella sua grazia.

«Da Roma 27 settembris 1540.

«Molto magnifici signori Priori Governatori e Capitani miei osserv.; Mi dolgo, per la molta affetione e cordiale amor che porto ed alle signorie vostre e alla patria, di non poter soddisfar a quello che per debito me si conviene, e a quanto saria il volere di quelle. Io non harei già aspettato che mi havessin fatto istantia di venir costà a predicare, che (quantunque non sia secondo il merito di quelle) al primo cenno sarei venuto, ma mi trovo, da molti giorni indrieto, con un dolor grande di schiena, e con altre indispositioni, attalchè, si ben mi forzasse a venir, non potrei predicare, e per questo ho ricusato anche a molti, e mi sò fermato qui che, tra che curarò il mal, mi verrò rassettando le mie scritture; per questo le Signorie Vostre si degneranno per tal impedimento scusarmi, contentandosi di quanto è voler di Dio per la mia imperfetione; e di questo è il mio buon volere verso di tutti, e mi faran gratia avermi nella vostra protectione e così a quelle con tutto il core mi fo raccomandato.

«Dal luogo nostro di Firenze, il dì xjj di novembre del D4j».