«Essendo giovanetto, ero in quest'inganno il quale ancora regna in quelli, che sono sotto l'impio regno d'Anticristo, che pensavo avessimo a salvarci per le nostre opere proprie, e che potessimo e dovessimo con digiuni, orazioni, astinenze, vigilie, e altre simili opere satisfare alli peccati e acquistarci il paradiso, concorrendo però la grazia di Dio.
«Avendo adunque desiderio di salvarmi, andai considerando che vita dovessi tenere, cercando che le religioni umane fussero sante, massime per essere approvate dalla Chiesa romana, la quale pensavo, che non potesse errare. Parendomi che la vita de' frati di San Francesco, nominati dell'Osservanza, fosse la più aspra, austera e rigida, però la più perfetta e a quella di Cristo più conforme, entrai in fra di loro, e benchè io non vi trovassi quello che m'ero immaginato, niente di meno non mi si mostrando per allora vita migliore, secondo il mio cieco giudizio stetti così in fin a tanto che incominciarno apparire al mondo i frati Cappuccini, e visto l'asprezza della vita loro, con repugnanza non piccola della mia sensualità e carnal prudenza presi l'abito loro e credendo d'aver trovato quello che cercavo, mi ricordo che dissi a Cristo: — Signore se ora non mi salvo, non so che farmi più. — Vedi se ero empio fariseo. Posso con Paolo dire (Gal. I) — Io profittavo nel giudaesimo, sopra molti di mia età troppo zelante delle paterne tradizioni e ammaestramenti. — Ma pochi giorni stetti con essi, che il Signore incominciò a aprirmi gli occhi, e mi fece in fra l'altre vedere tre cose: la prima, che Cristo è quello che ha satisfatto per li suoi eletti e meritogli il paradiso, e che lui solo è la giustizia nostra; la seconda, che i voti delle umane religioni sono non solo invalidi ma empj, la terza, che la Chiesa romana, benchè di fuore resplenda agli occhi carnali, niente di meno è essa abominazione in cospetto di Dio. Or avendomi il Signore così mostrato chiaro, e avendo di ciò il testimonio delle Scritture sacre, immo e dello Spirito Santo, facendo in me legge il suo offizio, caddi dalla cima della presunzione di me stesso, nel profondo della disperazione delle mie opere e forze, e vidi che, sotto spetro di bene, avevo sempre con Paolo perseguitato Cristo, la sua grazia e il suo evangelio, e che, quanto più con maggiore impeto d'opere m'ero sforzato d'andare a Dio, tanto più m'ero allontanato. Però mi trovai in una gran confusione ma non restai lì, imperocchè Cristo mostrandomisi con la sua grazia, cadendo con Paolo dalla confidenzia propria, respirai a Dio, e ponendo in esso le speranze mie, mi commessi in tutto al suo governo, poichè per me stesso ero sempre andato al contrario.
«E benchè varie cose mi venissino innanzi, niente di meno mi si mostrò alcun modo di vivere, nel quale potessi per allora più onorare Dio, che servirmi di quella maschera dell'abito, e di quella estrinseca e apparente santità di vita, in predicare la grazia, l'evangelio, Cristo e il suo gran benefizio. Questo dico, atteso e considerando quale e quanta era e è la superstizione d'Italia, e lo stato nel quale mi trovavo. E così incominciai a mostrare, che siamo salvi per Cristo. Vero è che vidi gli occhi d'Italia sì infermi, che, se avessi alla scoperta subito mostrato la gran luce di Cristo, non potendo tollerarla, l'avrei in modo tale offesa, che li Scribi e Farisei, i quali in essa regnano, mi arebbono ucciso. E giudicai esser bene, non così subito scoprirgli la gran luce dell'evangelio, ma a poco a poco per condescendere alla sua debile vista. Però contemperando le parole al suo lippo vedere, predicavo che, per grazia e per Cristo siamo salvi, che lui ha satisfatto per noi, e che egli ci acquistò il paradiso. Vero è che non scoprivo esplicatamente l'empietà del regno d'Anticristo, non dicevo, — Non ci sono altri meriti, satisfazioni, indulgenze che quelle di Cristo, nè altro purgatorio; — lasciavo simili illazioni farle a quelli che da Dio per grazia avevano vivo sentimento del gran benefizio di Cristo: non avrei ditto, — Voi sete sotto l'empio regno d'Anticristo, il quale fa residenza a Roma; i costumi della sua e vostra Chiesa sono corruttissimi, ma non manco la dottrina, le vostre religioni umane. Sono esse empietà, e non ci è altra vera religione che quella di Cristo; voi siete manifesti idolatri, e in pigliare i santi per vostri avvocati, offendete Dio, Cristo, la madre, e tutto il paradiso. — Non potevo esplicare simili verità, ma le tacevo aspettando che Cristo mi mostrasse quello che voleva fare di me. È ben vero che in secreto esplicai il vero a molti, delli quali alcuni che per tentarmi m'avevano domandato, ed altri per loro proprj interessi, manifestorno al papa e cardinali qual fusse la mia fede, mostrandosi contrarj di quello, che, già in camera parlando, avevano mostrato d'accettare per vero. Non mancarono anche persone, le quali, mosse da invidia e sì per la religione come per la predicazione si diedero intorno a dare il tratto alla stadera, con dire che predicavo eresie, e tanto con maggior veneno, quanto che in modo tale, che nessuno poteva puntarmi, nè pigliarmi in parola, e che, per il gran credito che avevo, avrei potuto un dì fare qualche gran commozione in Italia con ogni minima occasione; massime perchè in fra i Cappuccini molti e precipue i primi predicatori aderivano alla mia opinione, e di continuo moltiplicavano quelli che essi chiamano eretici perchè credono veramente in Cristo.
«Or ben sai che Anticristo con i suoi primi membri, temendo con Erode di non perdere il regno, e sapendo che quello di Cristo ruina il loro, come quello che gli è contrariissimo, con Caifas conclusero che io morissi, e furono eletti sei cardinali e deputati a spegnere ogni lume, che più scoprisse le loro ribalde latroncellerie. Or con furia mirabile fui citato da Anticristo, e comandato che subito andassi alla sua presenza: fecero anco saper per tutto, che io era citato per eretico, sì come essi dicevano.
«Trovandomi in quel caso, consigliandomi con Cristo e con li pii amici, dissi in fra me stesso: — Tu sai che costui, il qual ti chiama, è Anticristo, il quale non sei tenuto obbedire. Costui ti perseguita a morte perchè predichi Cristo, la grazia, l'evangelio e quelle cose le quali, con esaltare il Figliuolo di Dio, distruggono il suo regno: però questa è una impresa a essi di stato. Puoi dunque esser certo che egli ti torrà la vita, sì come ne hai avvisi e certezze.
«Un giorno più che fossi andato avanti, ero preso da dodici, i quali, la vigilia di san Bartolomeo, a cavallo circundonno il monasterio de' Cappuccini fuor di Siena per pigliarmi, sì come è pubblico; e non mi trovando corsero verso Firenze a fare il simile. Dicevo a me stesso: — Tu vai a morire scientemente volontariamente senza speranza di frutto, immo con scandalo de' pii; tu vai a tentare Dio esponendoti alla morte senza particolare rivelazione, o spirito: tu sei micidial di te stesso: tu puoi e debbi con Paolo e con gli altri santi, immo con Cristo fuggire, sì come con l'esempio e con le parole ti ha insegnato fare in simil casi, dicendo, Se vi perseguitano in una città, fuggite in un'altra. Tu in obbedirgli con andare ad una certa morte, onori e approvi supremamente la sua autorità; con disonore sommo di Dio, tu mostri a tutto il mondo di averlo per vero e legittimo vicario di Cristo in terra, sapendo certo che egli è Anticristo; però dâi gran scandalo al mondo con ingiuria di Dio. Cristo s'è servito di te in fino a ora con questa maschera dell'abito e vita, acciocchè con minor sospizione della superstiziosa Italia potessi predicare la grazia, l'evangelio, il gran benefizio di Cristo: Ora Dio si vuole servire di te in altro modo; vuole che alla scoperta scriva la verità, senza alcun rispetto umano, il che, perchè non potresti fare stando in Italia, però Dio ti ha condotto in questa necessità.
«Dipoi non potevo più tacere vedendo così impiamente sotto spezie di pietà ogni dì di nuovo crocifiggere Cristo: era necessario che io parlassi, sì come sanno quelli che più familiarmente praticavano meco, e che io dannassi non solo i costumi, ma molto più l'empia dottrina del regno d'Anticristo, nè potevo vivere in fra quell'empie e diaboliche superstizioni, ipocrisie, idolatrie, inganni o tradimenti di anime. Ben sai che al partirmi repugnava il senso e la carnale prudenza, secondo la quale mi era difficile lasciare Italia con parenti e amici, gran credito, reputazione e nome; e scientemente espormi alle calunnie e infamie del cieco mondo, immo di tanti Farisei, i quali per invidia erano sì pieni di veneno che crepavano. Vedevo la bella occasione che avrebbono da sfogarsi. Mi suadeva la prudenza umana a più presto morire che vivere così infame, ma lo spirito rispondeva, che è somma gloria del cristiano vivere per Cristo e con Cristo, infame al mondo. M'adduceva anco lo scandolo, che ne piglierebbeno molti, ma vidi che era de' Farisei, del quale, secondo Cristo, non dobbiamo curarci. Cristo anco fu e è scandalo al mondo, e quando gli empj per la sua morte sommamente si scandalezzarono, i pii supremamente s'edificarono. Se anco andando a Roma m'avessero morto, i Farisei sarebbono restati di me scandalezzati. Però il loro scandolo non poteva evitarsi. Ora non so qual persona sarà che abbi spirito, immo giudizio, che non veda che io feci ottimamente a partirmi, non potendo più col mio stare in Italia servirmi dell'abito, predicare, giovare alli miei fratelli in Cristo, immo nè vivere; e partendomi potendo scrivere e aprire la verità con speranza di frutto. E chi è quello di sano giudizio che in tal caso non potendo più servire a Cristo, dal regno d'Anticristo non si fosse partito? Obbediresti tu ad Anticristo s'ei ti chiamasse per torti la vita, potendo preservarti a onore di Dio, esaltazione del suo regno e confusione, vergogna, morte, annichilazione di quella fetente e sporca meretrice d'Anticristo? La quale benchè dentro sia piena di sporcizie, immo essa abominazione in cospetto di Dio (2 Thess. 2), nientedimeno è chiamata dal cieco vulgo Chiesa romana, solo perchè lisciata di colori mondani resplende negli occhi degli uomini carnali.
«So che dirai, — Quando così fusse aresti ragione, ma non è vero che siamo giustificati per grazia e fede di Cristo, e non per l'opere nostre, nè voti delle religioni umane sieno invalidi e empj, nè anco che quella che i è chiamata Chiesa romana sia la Babilonia d'Anticristo; che, quando così fosse, avresti in tal caso fatto ottimamente a partirti. — Or io ho chiarito tutto: nelli primi venti sermoni che già sono in luce, ho apertamente mostrata la giustificazione per Cristo; nelli altri venti che anco sono in luce, ho fatto vedere chiaro come i voti delle religioni umane e primi membri d'Anticristo sono invalidi e empj, e che non ci è altra vera religione al mondo che quella di Cristo, e negli altri seguenti che ora s'imprimono si vedrà come quella che avete per Chiesa di Cristo è la vera Babilonia, nella quale colui che tiene il principato è esso Anticristo, e voi l'avete per vicario di Cristo. Però lascia stare di impugnare più me e la mia partita giustamente fatta, e se puoi impugna la dottrina, che sono per difenderla con la grazia di Dio. Sì è potente la verità che, se ben si unissero tutti li diavoli a scrivermi contra, sarebbe forza che restassero confusi; ma siete ben voi ciechi, stupidi, insensati e stolti, da poi che dove i santi ebbero lume di Anticristo inanzi venisse e lo conobbero per tale, voi nè esso nè i suoi membri vedete, avendoli inanzi agli occhi e nel tempo nel quale si dimostra contrario a Cristo con somma impietà. E ben che Cristo abbi incominciato a scoprirlo per Anticristo, e dato di ciò lume a tanti, e singolarmente ai più nobili spiriti, i miseri e empj Farisei non solo non l'hanno in orrore essendo essa abominazione, immo l'adorano per Dio in terra e l'hanno esaltato sopra Dio siccome predisse Paolo. Sono innumerabili gli errori i quali avete imparati nell'empia scuola d'Anticristo per essere la sua dottrina impura, falsa, diabolica, nè avete altro scudo per difendervi se non col dire — Così ci hanno insegnato i nostri parenti e prelati con i membri d'Anticristo —; il che se basta per scusarvi in cospetto di Dio, lo lascio giudicare a voi. Lascia, lascia dunque le tenebre d'Egitto, partiti dall'intollerabil servitù e tirannide di Faraone; non ti lasciare ingannare dall'estrinseco splendore del mondano regno d'Anticristo; risguarda all'umil Cristo in su la croce, e pregalo che 'l ti apra gli occhi e ti dia lume del vero, il che quando per sua grazia ti concedesse, non danneresti, immo approveresti il mio essermi in tal caso partito.
«Non potendo adunque giustamente dannare la mia mutazione, se prima non gitti per terra l'invincibile e inespugnabile verità che si contiene nelli suoi sermoncelli, vedili un poco, e con animo puro, sincero e candido, che so resterai preso dal vero. Che temi al leggerli, se come buon cristiano hai nel cuore il testimonio dello Spirito Santo e sei in verità? La quale, quanto è più discussa, resplende, e quanto più se gli approssima il falso suo contrario, tanto più si dimostra chiara. Sei forse di sì poco giudizio che, essendo come pensi in luce e chiarezza di fede, in ogni modo temi di non essere ingannato? Non è sì piccolo il lume della verità che ella non si possa facilmente discernere: ma se sei in tenebre sì come dimostri, dovresti tanto più cercare e non fuggire la luce della verità, quanto n'hai più bisogno, acciocchè insieme con gli altri fratelli eletti di Cristo e figliuoli di Dio rendiamo al nostro ottimo e divin Padre ogni laude, onore e gloria, per Gesù Cristo Signore Nostro.
«Da Ginevra 7 aprile MDXLIII».