[361.] Sacro arsenale, ovvero Pratica dell'ufficio della santa Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato. Bologna 1665. Lo stesso trovo nella Breve informatione del modo di trattare le cause del Sant'Officio per li molto reverendi vicarj della santa Inquisizione di Modana, 1650.
[362.] Gli stacci, i crivelli. Ciò ricorda affatto i nostri tavolini giranti.
[363.] Nella Magliabecchiana provenne dalla biblioteca Palatina (mss. CCCCVIII) una Pratica del procedere nelle cause del Sant'Uffizio di Tommaso Fransone, consultore in quel di Genova, manuscritto del secolo XVI (Palermo, n. 583). Fra il resto vi si legge: «Sotto il nome di sortileghi si comprendono anche le streghe e i stregoni, che maleficiano le persone con varj modi, o d'amore, o di morte, e singolarmente li fanciulli di latte (pag. 40).... «Pochi o niun processo si ritrovano bene formati in questa materia; sì perchè sono per il più fondati sopra indizj remoti, come di qualche minaccia, ti farò pentire, me la pagherai, o sopra indizj indifferenti, cioè, cose mangiate, dopo le quali la persona s'inferma. — E perciò si ricerca in giudizio la fede del medico, che quella infermità non sia naturale, o almeno ne dubiti; e anco la fede di un esperto e prudente esorcista: perchè molti ve ne sono, che ogni infermità giudicano maleficj, o per poca pratica, o per farvi sopra mercanzia; e talvolta se le persone non sono maleficate, essi, col nutrirle quell'umore malinconico, o con altre loro arti illecite le maleficano (pag. 43).
I sortilegj e le stregonerie più notevoli, praticate allora in Genova erano: De' sortilegj in generale, «Quelli, che per mezzo di caratteri, parole incognite di niuna significazione in qualsivoglia linguaggio, abuso di sagramenti, di cose sagramentali e benedette, di parole di sagra scrittura, suffumigazioni, oblazione di proprio sangue, o di quello d'animale, e atti di religione verso il demonio, invocazione del medesimo, procurano l'opera d'esso, o per l'amore, o per morte delle persone, o per trovar tesori, o per conservamento di moneta, acciò spese ritornino in borsa, o per dignità, o per scienze, o per altre cose». — Questi sortileghi ordinariamente hanno scritture de' caratteri et esperimenti magici, carte vergini, clavicole, Al-Madel, Centum regum, Arte notoria Paolina, Cornelio Agrippa, Pietro Abano, l'Opus Mathematicum, instrumenti magici, come spada caratterizzata».
Seguono i malefici amorosi e micidiali. «Maleficano d'amore talvolta con li medesimi mezzi, che adoperano li sortileghi, cerioli, caratteri, e gittar il sale nel fuoco, gettar le fave benedette, abusando delle parole della consegrazione, scrivendole sopra bollettini, facendo polvere di certe erbe, e, benedette che siano, toccando con esse la persona amata, servendosi di calamita battezzata, di ostie».
Per lo più maleficano sopra cose comestibili, scrivendo parole ignote, e caratteri sopra frutti, mischiando polvere fra cibi, formando statue di cera, trafiggendole con aghi, e facendole a poco a poco dileguare al fuoco, dicendole sopra alcune parole, tendenti ad accendere l'amore di quella persona; formando certi invogli di erbe, di capelli, tagliatura d'unghie, o altra cosa tolta alla persona maleficiata, sopra le quali vi susurrano parole incognite, e invocazioni di demonj, e le seppelliscono poi in qualche luogo di abitazione di detta persona, e singolarmente sotto il limitar della porta, per dove ha da passare. Di qui nasce, che, non avendo le dette cose fra se stesse virtù di fare tale effetto, il demonio vi concorre, per il fatto esplicito, o implicito con l'opera sua» (pag. 39).
A pag. 34 dice «che il demonio non resti effettivamente obbligato a patti, ma finga di esserlo». E «Ho di fede, che il diavolo non possa sforzare l'umana volontà, può bene perturbare la fantasia» (pag. 38), eppure, se non sopra la volontà, ha potere sopra la vita, e «le persone molte volte si consumano senz'alcun rimedio, non arrivando il medico a trovar la cagione; e nell'istesso modo maleficano a morte per odio» (pag. 42).
Taluni son denunziati perchè mangiano carne in giorni proibiti, «ma il Sant'Offizio va posato assai in procedere, perchè molte volte si trova o ch'erano infermi o convalescenti, o ne aveano licenza; o non avendola, la qualità della indisposizione e la necessità li scusa».
[364.] Francesco Vittoria, Prælectiones theologicæ, lib. II.
[365.] B. Spina, De strigibus et lamiis 1523 con tre apologie. Lo Spina, di Pisa, scrisse di molte controversie d'allora, e prima contro il Pomponazio sulla mortalità dell'anima, poi contro i nuovi eretici circa la podestà del papa, la necessità del confessarsi avanti la comunione, la forma della consacrazione; e così intorno all'Immacolata Concezione, principalmente confutando il cardinale Cajetano e il Catarino.