Il cardinale Caprara, allora legato pontifizio, non sapeva più contraddir nulla all'imperatore: e sebbene, allorchè primamente ne fe motto, il cardinale Consalvi avesse apertamente disapprovato il catechismo inviato a Roma, e detto che non si poteva imporlo a tutti i vescovi, e tanto meno conveniva all'autorità secolare arrogarsi una facoltà, da Gesù Cristo confidata solo alla Chiesa e al suo vicario, il Caprara tenne celata tale disapprovazione, e il catechismo apparve come autorizzato dal nunzio nell'agosto 1806, benchè alcuni vescovi trovassero esorbitante la parte che l'imperatore si assumeva nelle cose ecclesiastiche.

Pag. 568, linea 4 ultima, aggiungi:

Aggiungasi il Paciaudi, teatino torinese, bibliotecario di Parma e istigatore o stromento del Dutillot nelle riforme religiose e nel perseguitare i Gesuiti, che chiamava mercanzia pestifera. Giovan Battista Riga, avvocato fiscale, scrisse sulle parole di Cristo Regnum meum non est de hoc mundo, e per sostenere il matrimonio de' preti.

Pag. 601, linea 21, aggiungi:

«La rivoluzione non è che la guerra contro Cristo e contro Cesare... Non equivoci, non incertezze o confuse dottrine semi-cattoliche, semi-cristiane, semi-pontificali. Adori pure ciascuno in casa propria i suoi idoli, i suoi penati: la religione della rivoluzione è quella che divinizza l'uomo, la sua ragione, i suoi diritti, disconosciuti, insultati dalla Chiesa... L'Europa ha intimato a Roma una guerra di religione, nè potremo avanzare d'un passo senza rovesciare la croce». La stessa guerra egli vuole intentata ai principi, perocchè «chi lavora pel re lavora per la ristaurazione della Chiesa: Cristo, Cesare, il papa, l'imperatore, ecco le quattro pietre sepolcrali della libertà italiana... Ultimo termine del progresso la legge agraria e l'irreligione, cioè la progressiva propagazione della scienza che si sostituisca alle favole del culto e alle contraddizioni fatali della metafisica» (Della Federazione Italiana).

Pag. 614, alla linea 11 ultima, mettasi in nota

(1) Avendo Buchez, nell'Européen, ottobre 1836, detto che Mazzini avea tolta da lui l'idea della sua Giovane Italia, Mazzini negollo perchè Buchez ammetteva il dogma cristiano e professava riverenza pel papato, mentre «la scuola ch'io cercava promuovere respingeva fin dalle prime linee ogni dottrina di rivelazione esterna, e sopprimeva deliberatamente fra gli uomini e Dio ogni sorgente intermedia di vero, che non fosse il genio affratellalo colla virtù, ogni potere esistente in virtù d'un preteso diritto divino, monarca o papa».

Più esplicitamente Mazzini spiegò gl'intenti della rivoluzione nell'ottobre 1867, quando Garibaldi assaltava Roma. «Quando noi ripiglieremo Roma, sarà per dissolvere il papato, e a vantaggio dell'umanità intera proclamare l'inviolabilità della coscienza, che la Riforma del XV secolo acquistò solo per mezza Europa, e anche là ne' limiti della Bibbia... Fa più di trent'anni, io scrissi che il papato e il cattolicesimo erano due lampade estinte per mancanza d'olio, cioè del dogma di cui viveano. Il tempo confermò il mio giudizio. A quest'ora il papato è un cadavere, che nulla può galvanizzare. È la maschera inanimata d'una religione... Destituita da ogni sentimento del dovere, d'ogni potenza di sagrifizio, d'ogni fede nel proprio destino, il papato perdette ogni fondamento morale, e il suo fine, la sua sanzione, la sua fonte d'azione. Perciò spira. Ed è un dovere di proclamarlo senza reticenze ipocrite, senza ambagi, senza fingere di riverir ancora ciò che s'attacca, senza dividere il problema, invece di scioglierlo. Per noi tutti, cui sta a cuore d'edificar la città dell'avvenire e concorrere al trionfo della verità, è un dovere di guerreggiar il papato, non solo nel poter temporale, giacchè questo non vi sarebbe modo di ricusarlo al rappresentante riconosciuto di Dio sulla terra... Quei che osteggiano il principe di Roma, professando venerare il papa, ed esser cattolici sinceri, sono convinti di contraddizione flagrante o d'ipocrisia. Quei che pretendono ridur il problema a Chiesa libera in Stato libero, sono o stretti da sciagurata timidità, o spogli d'ogni convinzione morale... Estinta che sia ogni credenza nella vecchia sintesi, e stabilita la credenza in una sintesi nuova, lo Stato diverrà la Chiesa... Lo Stato incarnerà in sè un principio religioso, e sarà il rappresentante della legge morale nelle diverse manifestazioni della vita». Cioè lo Stato unirà in sè il potere spirituale e il temporale, come quel papato, che ebbe «una missione sì grande e sì santa, che che ne dicano oggi i fanatici della ribellione, falsando la storia, e calunniando nel passato il cuore e lo spirito dell'umanità».

INDICE ALFABETICO

Accademia di Vicenza, III, 156. — di Modena, II, 155. — di San Geminiano, II, 438.