Gli Agostiniani dicono che, nello stato d'innocenza, la Grazia fu versatile, determinandosi dal consenso dell'uomo; ma nello stato di natura decaduta è necessaria la Grazia per sè efficace, acciocchè l'uomo possa far il bene, attesa la debolezza venuta dal peccato originale. L'efficacia della Grazia consiste nella dilettazione assolutamente vincitrice, per la quale non fisicamente, ma moralmente la volontà è determinata.

Giansenio porrebbe l'efficacia della Grazia anche nella dilettazione relativamente vincitrice; se la celeste supera la terrena, vince; no se al contrario. Ma il padre Berti sostiene che la dilettazione maggiore vince sempre, pure non necessita al consenso. Così pure il Noris.

Il Liguori mette bensì che, per operare il bene e adempiere i precetti, non basta la Grazia sufficiente, ma vi bisogna la efficace, la quale determina la volontà umana a operar il bene; e la determina le più volte per la dilettazione vincitrice, e talvolta per motivi diversi, speranza, timore ecc.; ma la Grazia sufficiente dà a ciascuno l'attività di pregare se vuole; e colla preghiera si ottiene la Grazia efficace.

[409.] Nel 1755 stampossi in Cairoan per Sidam Bouvé, un Dialogo fra san Domenico e sant'Ignazio sopra il probabilismo, versi di poco valore, ove san Domenico si duole dei Gesuiti per

Quella che mossero

Colaggiù in terra

Al più probabile

Ingiusta guerra;

e sant'Ignazio conviene che dal probabilismo deriva l'ateismo, che con esso si rende lecito ogni atto, giusto ogni contratto.

A donna nobile