[410.] Grandi contese ebbe Roma, massime coi principi tedeschi, per la residenza e giurisdizione de' nunzj e legati, la libera loro comunicazione col papa, le cause territoriali, beneficiali, giudiziarie di loro competenza; ben vedendo i settarj che il rimuovere i rappresentanti della santa sede equivaleva a respingere il potere, la voce, l'azione di essa, relegandola in Vaticano. A tale scopo i cortigiani adulavano i principi ecclesiastici di Magonza, Treveri, Colonia, Salisburgo; i quali talvolta protestavansi a Roma fedeli, mentre esortavano Cesare ad abbatterla. Nel conciliabolo di Ems l'agosto 1786 stesero un progetto, nel quale formulavano le usurpazioni da far sopra Roma, sottraendo alle nunziature i giudizj, le dispense, le appellazioni, e costituendo il despotismo de' vescovi principi. Pochi anni dopo, la Rivoluzione soffiava via tutti questi ambizioselli.
La quistione è ben esposta in Audisio, Diplomazia ecclesiastica, pag. 35 e seg., ove pruova come le nunciature fossero un gran mezzo, 1º per fondar la società cristiana, 2º per conservarla, 3º per restaurarla.
[411.] Vedi qui sopra, a pag. 316. Alla assemblea del 1682 di Francia e alle quattro proposizioni fu opposto il Regale sacerdotium romano pontifici assertum, et quatuor propositionibus explicatum, auctore Eugenio Lombardo sacræ theologiæ et juris utriusque doctore, 1686. È opera di Celestino Sfondrato, e se non fosse il modo alquanto pretenzioso e l'essere scritto in latino, non iscapiterebbe punto a fronte della Difesa di Bossuet.
[412.] Il siciliano avvocato Brusoni stampava l'Epitome dei diritti dell'uomo, ove cerca che i principi usurpino tutta la podestà della Chiesa; quindi la podestà del principe sia usurpata dal popolo; finalmente nel torbido popolare noi soli ripescheremo l'uno e l'altro potere.
[413.] Vedasi ciò che dicemmo a proposito del De Dominis, nel Discorso XLVI, p. 191.
[414.] Sant'Agostino, in quello stesso sermone 295, soggiunge: Pene ubique solus Petrus totius Ecclesiæ personam meruit gestare. E nel sermone 13: Petrus Ecclesiæ figuram portans, apostolatus principatum tenens. E nel trattato 124: Petrus apostolus, propter apostolatus sui primatum, Ecclesiæ gerebat, figurata quadam generalitate, personam.
[415.] La dedica a Benedetto XIV era siffatta: «vostra santità vorrà perdonarmi la libertà che prende uno de' più umili, uno de' più grandi ammiratori della virtù, di consacrar al capo della vera religione uno scritto contro il fondatore d'una religione fallace, barbara. A chi potrei più convenevolmente dirigere la satira della crudeltà e degli errori d'un falso profeta che al vicario e all'imitatore del Dio della pace e della verità? vostra santità degni permettere ch'io metta a' suoi piedi il libro e l'autore. Oso domandarle la sua protezione per l'uno e per l'altro. Coi sentimenti della più profonda venerazione mi prostro e bacio i vostri sacri piedi».
[416.] Lettere 24 giugno 1761, 28 febbrajo 1764.
[417.] Lettere 23 giugno 1760, 18 luglio 1760, 20 aprile 1761, 4 marzo 1764, 1 giugno 1764.
[418.] Joly de Fleury, primo avvocato generale, nel 1759 domandando la proibizione dell'Enciclopedia, diceva: «Qual giudizio porteranno i secoli avvenire del nostro, guardando alle opere che produce! quanto non è penoso alla religione che dal suo grembo esca una setta di pretesi filosofi, i quali, abusando del talento più capace di degradare l'umanità, divisarono l'infame concetto di riformare, o a dir più giusto, svellere le prime verità scolpite ne' nostri cuori dalla mano del Creatore, distruggere i dogmi dal divin Riparatore insegnati, abolirne il culto, proscriverne i ministri, stabilire infine il deismo, il materialismo, lo scetticismo, il panteismo».