Nell'archivio ricciano esiste tutto il carteggio del 1783 fra il Ricci e il granduca.
[501.] È quanto io cercava far intendere al parlamento italiano, che allora ripudiò la proposta, mentre l'anno dopo fu attuata dal ministero, ma denunziata oggi come colpa dai liberali, implacabili autori di tirannie.
[502.] Numero XIII del Decreto di fede. Ma nel n. X erasi scritto: «Non può temere il fedele che la Chiesa abusi giammai di questa autorità. L'assistenza divina, che la assicura di non errare quando esprime il suo giudizio sulla dottrina e la morale, le assicura per la stessa ragione il privilegio di non abusare. Se tale sicurezza mancasse, saremmo egualmente incerti nella nostra credenza, e potrebbe sempre chiedersi se la Chiesa avesse o no abusato della sua autorità, o si fosse dipartita dalle vere sorgenti, che rendono infallibili le sue decisioni; sicchè le decisioni della Chiesa resterebbero soggette ai capricci e al giudizio d'ogni privato».
[503.] Vedi Istoria dell'assemblea degli arcivescovi e vescovi di Toscana. — Punti ecclesiastici, compilati e trasmessi da S. A. R. a tutti gli arcivescovi e vescovi della Toscana e loro rispettive risposte. Firenze 1788. Al frontispizio è una stampa con figure simboliche, e al di sotto un genietto che tiene aperto un libro, sul quale è il titolo, Enciclopedie. All'esposizione di tutte quelle infinite ordinanze, che quasi tutte concernono materie affatto ecclesiastiche, come messali, libri di preghiere, catechismi, massime di teologia morale e fin dogmatica, premette: «Furono ammirati i lumi del principe sopra l'ecclesiastica disciplina, e la di lui moderazione nel sottoporre all'altrui giudizio quello che egli poteva liberamente determinare come di sua piena competenza». Proemio, pag. 4. Fra le carte del Ricci v'è un gazzettino dell'assemblea, manuscritto farcito di pettegolezzi. Inoltre molti scritti di accuse e discolpe per quel che si faceva nel sinodo. Contro del quale, fra tanti altri, scrisse Carlo Borgo di Vicenza gesuita, autore d'un'Arte delle fortificazioni e difesa delle piazze, per cui Federico II lo nominò tenente colonnello. Premio satirico.
[504.] L'osceno Casti prese in burla i Giansenisti, in una novella, non so se edita, di cui reco qualche strofa.
Al rimbombo d'on tamburo
Che la terra e il cielo assorda
E il sereno aere puro
D'atre nubi infesta e lorda
Si svegliò Giansenio a sorte