(76) Vedi Véritable et solide responce aux calomnies, et raisons desquelles les resbelles de la Valtelline, vrais et naturels sujets des Grisons, pallient et desguisent leurs exécrables forfaits, voulant par une entreprise imprudente et abominable persuader aux rois et potentats de prendre les armes pour leur défence et protection.

(77) RIPAMONTI, 1. IV p. 65. Questi fatti sono esposti anche nella Legatio Rhaetica del Pascal, cioè Carlo Pasquali di Cuneo, che servì utilmente ai re francesi come diplomatico, e fra altre opere scrisse il Legatus, che è il primo trattato dei doveri e delle attribuzioni degli ambasciatori.

(78) Nelle opere di fra Paolo Sarpi, (Verona, 1758, vol. VIII p. 160) è una scrittura sopra gli affari della Valtellina, dettata colla limpidezza che quel famoso soleva, e dove tende a mostrare come da antico la Spagna si mostrasse ghiotta di quel paese, e ne instigasse i movimenti.

(79) Il Ludovisi suddetto era caldo protettore del celeberrimo Marini. Il Bagno era capo dei Ghibellini di Roma, e grand'amico dell'illustre Cartesio. V. BAILLET, Vie de Descartes, I 119.

(80) "Diletti figli, salute e benedizione apostolica. Non potranno mai lagnarsi d'essere stati dai pontefici in tanta necessità abbandonati i Valtellinesi, difensori della libertà e propugnatori della religione. Tanto vediamo in Europa stimassi questo paese e per l'opportunità dei luoghi e per la virtù degli abitanti, che il possesso d'una sola valle può rompere la concordia fra potentissimi re, e suscitare l'armi di ferocissime nazioni" Bolla del 22 giugno 1624.

(81) V. Istoria delle missioni de' frati minori cappuccini della provincia di Brescia nella Rezia dal 1621 al 1693 pel P. F. Clemente da Brescia. Trento, Pavone 1702. Ivi sono descritti alla grossa i martirii di molti santificati da poi, e le superstizioni che correvano fra quei popoli.

(82) Rimasero da 500 arciducali; con loro cadde il beato Fedele da Sygmaringa cappuccino, odiatissimo prefetto di quelle missioni. LAVIZZARI, p. 254.

(83) Il forte di Tirano fu rifabbricato nel 1625 dai Veneti, dirigendo i lavori gl'ingegneri bresciani Jacobo Tebanello e Giambattista Lantana, architetto del duomo di Brescia, che per malattia colà contratta morì.

(84) ALBERTI, Antichità Bormiesi, m. 5.

(85) Si stamparono di quel tempo le Filippiche, attribuite generalmente ad Alessandro Tassoni, ove si dipinge la condizione di quest'Italia, straziante sé stessa a pro degli stranieri; e si esortano tutti a dar mano al duca di Savoja "che solo s'attraversa ai disegni della futura tirannide, che solo non è stato effeminato da questa non meno artificiosa che lunga quiete, che come poliedro adentato dal lupo s'è fatto più coraggioso dopo i travagli" e si lagna che le lentezze, le freddezze, i timori del papa, del granduca, di Venezia abbiano ridato baldanza alla Spagna.