Del martirio e del valor.

III.

Ben altre melodie quella sera stessa e la seguente scossero dolcemente l'aria sotto al castello di Brivio. Da una barchetta un maestrevole arpicordo accompagnava le canzoni del paese, le canzoni depositarie dei dolci e dei magnanimi sentimenti che di memorie nutricavano le speranze dei miei Brianzuoli, finch'essi non dimenticarono di avere una patria. Le quali, celebrando le prodezze e le cortesie, or rammemoravano la gentile Ferlinda contessa di Brivio, allorchè vedovata, d'ogni aver suo fece dono alla cattedrale di Bergamo per salute dell'anima: or imitavano il pianto penitente, onde, nella rocca di Lecco, Guido da Monforte scontava il sacrilego omicidio; or ripetevano all'indignata pietà i nomi e i fasti de' nobili Briantei, scannati dai Torriani. Ma il cantore cominciava sempre, sempre finiva con una romanza, soavemente melanconica, siccome la ricordanza dell'amica lontana. E diceva

D'ottobre rorida

Tacca la luna

Sovra la limpida

Crespa laguna;

Tremulo zefiro

Lambiva i fior;

La luna e il zefiro