Così un mese durò, così due, contenta e spossata della sua resistenza. Ma troppo rozzi erano que' battaglieri; troppo era lunga la lontananza: troppo lusinghevoli i Trovadori. Una volta Ermellina s'affacciò alle dipinte vetriate del balcone — guai, o fanciulle, al primo passo! — un'altra le aperse; poi vi dimorò alquanto: la sera seguente uscì sul verone al discoperto: che più? discese alla porticella di soccorso che riesce sul lago, e tolse dentro l'amoroso. — Sentenziatela voi, leggiadre donne, che per prova intendete amore.
Da quella, che sere avventurate! Delizie sempre eguali e sempre diverse; cento cose a dire e cento volte replicare le stesse; e un'ebbrezza crescente più l'un dì che l'altro, e più l'un dì che l'altro indugiato il momento del distacco. Nè più fantasie di guerra o sventure di innamorati insegna il Trovatore alla laguna: ma dolcezze e festività e il giocondo spettacolo della bellezza, e i voluttuosi baci delle colombe, e i tripudii delle corti bandite e delle gare d'amore.
Si perigliavano intanto i guerrieri di Brianza nelle fraterne battaglie: al biscione de' Visconti soccombeva la croce dei Guelfi, che, invano benedetti, andavano di rotta in rotta, di fuga in fuga: sicchè di là del lago di Brivio, diffusi per bande tra le gole della val San Martino, avventavansi ad ora ad ora nel ferro, e con inclite prove facevano a Barnabò amara la vittoria, se dovette comprarla col sangue d'Ambrogio suo figliuolo.
Ma quei tumulti che fanno a Tibaldo, ad Ermellina? oh la gioja loro, oh i loro affanni non pendono dall'evento delle battaglie fraterne. La delirante esultanza del presente, e nulla più in là. Il silenzio, dio de' fortunati, copre le mutue delizie, a cui li conduce il cantar dell'usignuolo, da cui li diparte il pigolio dell'allodoletta. — Deh cedesse più tosto il sole l'imperio del cielo alla mite stella della sera! Deh l'aurora indorasse più tardi le vette dell'Albenza! Domani, amor mio, per quanto bene mi vuoi, torna più presto domani.
IV.
E al domani, come appena intese la barchetta fender le onde e soffermarsi, Ermellina scendeva e tra via via rassettandosi le biondissime chiome sulla fronte e la stola sul petto, che prelibando le delizie, saliva e scendeva più ansioso che mai. Apre lo sportello — ma che? Invece della morbida destra dell'amante, qual è questa che tanto aspra l'afferra? Invece del velluto della cilestre casacca, ha toccato una ferrea armatura: invece delle piume cascanti con vezzo dal roseo tòcco sulle fiorite guance di Tibaldo, fissa una negra celata; e attraverso la bruna visiera ha riconosciuto Oldrado.
Il quale ghermitala, senza far motto la trae nel battello, e batte la voga. Essa, la costernata, assisa tacente in su la prora, non osava levare gli occhi sull'oltraggiato: e prima li teneva colle supine palme velati; poi, quasi cercando una consolazione in quell'universale abbandono, li girava intorno. Era una di quelle limpide sere, in cui tanto è soave solcare l'increspato zaffiro delle onde, soli con una sola che c'intenda e ci risponda. — Ma per Ermellina! La luna, dalla piena faccia versando i silenzi di sua luce sulla natura, mostrava all'afflitta sul poggio lontano la torre del palazzo, ove gioito aveva, fanciulla imprevidente d'un infausto avvenire: più da presso il campanile di Pontida, ove la vecchia indovina le aveva predetto che finirebbe i suoi giorni abbracciata all'amato giovinetto: ecco la portella ov'egli primamente le tese al collo le braccia. — Oh! tu almeno sei salvo, amor mio tu rimani a compiangere chi doveva vivere solo per te, chi per te muore. Povera Ermellina!
In brevissimo tragitto prendono spiaggia al dosso della vicina isoletta. Oldrado trascina di barca la donna: pochi passi ed... ahi vista! su l'arena giaceva resupino Tibaldo: avea fisso in petto lo stile dal pome dorato, e le sue dita premevano sulle tiepide labbra una viola del pensiero, tessuta di biondi capelli.
Mise un grido la disperata, cadde sovr'esso, confuse il suo coll'ultimo sospiro di lui; e neppur sentì il pugnale che, tratto dal cuore dell'amante, le fisse e rifisse nel suo l'adirato: poi la precipitò nelle onde, abbracciata al troppo diletto garzone. — Ahi, come s'adempiva il presagio dell'indovina di Pontida!
I poverelli, usati venire dalla pietosa a mendicare il tozzo, più non la rimirarono, esilarata nel piacere del benefizio: invano l'attesero le forosette ad avvivare di sua presenza le baldanzose carole del giorno festivo o della vendemmia; i Francescani, che da Sabbioncello e da San Rocco venivano alla cerca, si videro mandar al convento larga limosina per celebrare suffragi, e l'ordine di non tornar più.