Il Saint-Pierre era persuaso che gli uomini intendano i proprj interessi: e perciò dimostrava che la pace è più utile della guerra; dimostrazione strana per animali ragionevoli! Nè io voglio divisarvi il suo Progetto: basti dirvi che, fatto un nuovo scomparto più razionale dell'Europa, onde conservarla in assetto proponeva un congresso permanente ed arbitro, che giudicasse delle vertenze tra le nazioni, e che sancisse le paci e le mantenesse, dichiarando nemico pubblico chi ricusasse star alle decisioni di esso. Nella città della pace deve risedere un ufficio perpetuo di giureconsulti osservatori per avvertire continuo quai regolamenti e ordini giovi aggiungere ai vecchi, quali modificazioni introdurre, o emendazioni del diritto; giacchè è follia cercare la pace di fuori quando si stia male dentro.

Ma queste le sono questioni da politici, nè i politici leggeranno di certo questo povero racconto fatto pel popolo, di cui essi non si danno pensiero. La semenza di Caino però germina anche fra noi privati; e pur tacendo i miserabili accapigliamenti della stizzosa ed invida razza de' letterati, ogni giorno risse, dispute, processi raddoppiano i mali di questa già infelice esistenza. Chi ha un possesso senza aver litigio? qual testamento si applica senza avvocati? qual eredità si addice senza baruffe e nimicizie tra i coeredi?

I Milanesi di quel medioevo che alcuni credono solo feroce e ignorante, nel XII secolo fabbricando i tribunali in Piazza de' Mercanti, posero una iscrizione proprio al cominciar della scala, che in lettere gotiche ed in latino esprime: «Nelle controversie delle cause nascono corporali nimicizie, si fa getto delle spese, si cresce l'angustia dell'animo, si stanca ogni giorno il corpo, molti delitti ne derivano, si pospongono le buone ed utili opere e quelli che sperano trionfare spesso soccombono, o se trionfano, calcolate le fatiche e le spese, nulla si trovano in pugno».

Il più bello, il più nobile ufficio di un paese, è quello del paciere, del conciliatore: e spesso lo adempiono i curati, riveriti per sapere, per integrità, per disinteresse. L'abate di Saint-Pierre scrisse un'opera sul modo di diminuire i processi, che son la guerra fra i privati; e quel libro potrebbe bene tradursi e ristamparsi, invece di tante o sudicerie o fatuità o tossici, che i libraj ammaniscono ogni giorno a quei che hanno bisogno di leggere per non essere costretti a pensare. Fedele al metodo geometrico di passar sempre dal cognito all'incognito, il Saint-Pierre dimostra in prima la necessità delle leggi e dei giudici e le loro condizioni essenziali e conchiude esser meglio che le leggi stabiliscano sopra tutti i casi, anzichè lasciar ai giudici l'applicazione di massime generali poco costanti. E poichè le relazioni sociali si estendono e modificano di continuo, vuolsi una società di dottori e di pratici, che incessantemente al legislatore sottopongano progetti studiati e provati; donde si ridurrebbero poco a poco ad uniformità le migliaja di consuetudini: toglierebbesi ai re l'arbitrio di far leggi assolutamente, ed intervenire agli affari privati, sospendendo il corso della giustizia; toglierebbesi (aggiungiamo noi) ai Parlamenti il mal vezzo di storpiare con emendamenti improvvisati le leggi preparate con lungo studio, o di obbligare i popoli ad osservare, dopo che i deputati fecero grande sforzo di logica e più di rettorica, per mostrare che sono o cattive o inopportune.

Non contento di scrivere, il Saint Pierre non negligeva l'ufficio di paciere; e fra le altre gli incontrò quest'avventura.

Il marchese di Villars possedeva in Normandia una lietissima tenuta, detta a ragione la Bellavista: e l'aveva coltivata ed abbellita in modo, che da lontano si accorreva ad ammirarla. Morto lui, venne disputata fra il cavaliere Castel e il contino di Beauvilliers, prossimi parenti, che per far valere le loro ragioni si circondarono di periti, d'ingegneri, d'avvocati, di sollecitatori. Ne seguirono ostinazioni da una parte, disgusti dall'altra, ognuno volendo avere per sè quel bel possesso. Invano si esibivano compensi ricchi, perocchè la Bellavista dava una specie di celebrità; dava il gusto di avere il più bel luogo di Normandia; dava, aggiungiamo, la soddisfazione di un puntiglio. E ad un puntiglio che cosa non si sacrifica? Onde essi dichiararono che litigherebbero l'intera vita, piuttosto che cedere la Bellavista.

Era parente d'uno di essi il nostro Saint-Pierre, e volendo rimetterli in pace, andava e tornava da questo e da quello; ma che vale mai la ragione durante la collera o contro il puntiglio?

Una volta il cavaliere e il contino si trovarono insieme alla Bellavista, giacchè un avanzo di buon senso e la creanza li rattenevano dall'ostentare in pubblico la loro nimicizia; ed entrambi confidavano i loro dispiaceri al Saint-Pierre, e principalmente la penuria di denaro a cui gli aveva ridotti la diuturnità del processo; la qual penuria però, invece di persuaderli ad un accomodamento, che, per quanto magro, è sempre migliore di una grassa sentenza, li faceva più caparbj a non volere aver perduto le spese. Il Saint-Pierre, vedendo che gli argomenti non profittavano, disse: — Ebbene, lasciam via questi rompicapo. E tanto per divagarci, permettete vi legga questa sera una storiella che ho composta or ora, e sulla quale desidero il vostro parere». Volentieri aderirono, e l'abate lesse la seguente

STORIELLA.