Carlomagno sorrise di contentezza, e m'accennò col dito proteso, perchè non era molto forte nel parlar francese.
— Signor ajutante, (aggiunse l'uffiziale) mi piange il cuore ch'ella sia stata trattata sì indecorosamente. Le mandano dal quartier generale questi vestiti da addossare, con due bottiglie di vino per rifocillarsi. La stia sicura che i Francesi sanno stimare i loro nemici come uomini d'onore, e che i mariuoli e i ladri sono eccezioni alla regola.»
Io feci al mio nobile nemico la più gentile risposta che sapessi immaginare, ed è un vero peccato che non abbia potuto, lì sui due piedi, trovar una frase migliore di questa: — I conquistatori dell'universo oggi m'hanno vinto due volte.»
Noi tedeschi abbiamo un bel fare; ma, è forza dirlo, i Francesi sono il popolo più ingegnoso del mondo: sono proprio i Greci del nostro tempo. Fino i soldati semplici hanno un esteriore grazioso e amabile, che non si trova da noi se non sul teatro: una battaglia animata li rapisce, un buon pensiero li ricompensa, il sentimento dell'onore gl'infiamma: in questo popolo v'è dello spirito; non solamente patate e birra.
CAPITOLO XV.
Un bel fuggir salva la vita ancora.
Al domani fummo tradotti a Francoforte sull'Oder. Io conosceva da cima a fondo quella città, anzi v'avevo degli amici a rotoli, ma nel caso presente questi amici mi riuscivano affatto inutili, se non anco dannosi. Un onesto Francofortese poteva trovarsi per caso sull'ingresso di sua casa nel momento appunto del nostro arrivo, e alluciarmi: e riconoscendomi, salutar l'ajutante generale col nome di «Caro mio dottore;» e forse domandarmi conto delle mie odi guerriere.
Perciò, all'arrivar dinanzi alla porta, oh come il cuore mi faceva ticche tocche! Tirai giù il cappello, e su la cravatta fino agli occhi; mi sentivo vergognoso di entrare come un malandrino, fra mezzo a prigionieri, in una città che conoscevo; e davvero cominciava a mangiare del pan pentito, perchè, diciamolo, un po' di colpa ce l'avevo io coll'arrogarmi gradi e onori militari che aveano a far con me come il papa colla Cina.
Ci prese in mezzo un nugolo d'oziosi, — ma no; sì duro nome non s'addiceva a quella buona gente; venivano, mossi di compassione, o forse cercando fra noi un amico, un parente.
Benchè già buiccio, io mi rimpiccinivo il più che poteva: la mia coscienza era certo irreprensibile, ma una virtù involontaria somiglia al delitto. Infine giungemmo ai nostri quartieri di notte, e, parola d'onore promettemmo di non fuggire.
Lo confesso, questa parola d'onore, non era gran fatto onorevole per me, giacchè mentre la dava, rifletteva tra me e me: — L'ajutante generale può ben legare la sua promessa, ma senza che ciò formi alcuna obbligazione pel signor dottore e magister.