Di questo e d'altro discorrendo, ci eramo rivolti verso casa, dove c'invitavano le squille del mezzogiorno, e mentre approvavo il suo dire colle riserve che dee sempre fare chi vive di lettere, senza riserve lodavo in cuor mio i genitori di esso, che non si fossero, come tant'altri, ostinati a voler torcere a studj liberali chi era nato per le arti d'industria. N'avrebbero avuto un tristo legulejo, o un letterato dappoco, o un basso aspirante a impieghi affollati, quando così ne trassero un vero ed assennato galantuomo.

Vedendo quel gioverreccio fanciulletto correrci festivo all'incontro, — E questo fanciullo (gli chiesi), come l'educherai tu?»

— I suo primi anni (rispose) sono commessi a persona che non potrà se non ispargervi semi eccellenti: sua madre. Oh, le ginocchia d'una madre! avvi pedagogica finezza che agguagli gl'insegnamenti ottenute su quelle? Quanto sarà da me, l'educherò alla vita, alla probità, all'amor de' suoi simili. L'abitare in campagna mi agevola il modo di farlo trovare più spesso con coloro ai quali potrà giovare, che non con quelli da cui egli aspetti giovamento e puntelli: e di fare che nessun'altra ambizione in lui si sviluppi, se non quella della bontà che fece nominare mio padre e mio nonno. L'istruzione poi non gli costi una lacrima. Quando saprà leggere, scrivere, far di conto, parlar la lingua della nostra nazione, imparerà le altre che sempre giovano; imparerà le matematiche, la fisica e quelle cognizioni che tornano utili in qualunque stato, finchè potrà da se determinarsi ad una via, per la quale lo dirigerà un'educazione speciale. Ma ti dico il cuore, non ho premura di metterlo sotto maestri, perchè mi pare che i primi anni sono da abbandonare allo sviluppo del corpo, senza la cui sanità, che può mai una mente colta? Imparerà poi, non ne temo, imparerà di voglia in un anno quello che avrebbe appena in tre imparato con noja. Intanto il tempo che egli passa fra noi non lo credo perduto.»

E di questo m'ebbi a convincere per alcune sensate risposte che il fanciulletto fece a domande, postegli da me innanzi come a caso.

Entrati nel salotto, noi discorrevamo ancora, quando fummo interrotti da un canto semplice, affettuoso, di voci infantili. Erano i due fanciulletti, che sopra un'aria popolare modulavano una canzonetta, composta da una loro amica, e diceva così:

Da chi nacqui? e il nutrimento

Chi mi diede pargoletto?

Fu la mamma. Oh quanto affetto

Alla mamma porterò!