— Vi ricorda (le risposi) quando nel giardino di Sans-Souci ci trovammo insieme la prima volta? quanto eramo contenti! Nove anni scorsero d'allora, o Giulietta, e noi serbammo il giuramento di amore e di fedeltà che prestammo quel dì sotto la volta brillante de' cieli, innanzi al Dio che è dappertutto: benchè senza speranza, lo serbammo religiosamente. — Vuoi venir con me, Giulietta? (io seguitai in tono men tragico, ed era la prima volta che le dava del tu.) Una bella casa, un fior di giardino t'aspettano: vuoi tu dividere la mia felicità? Guarda questa è la nomina: io sono capellano.»
Lesse la lettera, e mano mano che la scorreva, s'infocavano gli occhi suoi, che mai non la m'era parsa così bella. Poi finito, lasciando cascar le braccia, mi fissò un momento silenziosa, e le si gonfiavano negli occhi care lagrimette,
Pari alle stille tremule brillanti,
Che alla nuova stagion gemendo vanno
Dai palmiti di Bacco entro agitati
Al tepido spirar delle prim'aure
Fecondatrici.
— Verrò teco dove tu vorrai, Giammaria», essa mormorò, e singhiozzando gettommisi al collo.
Era il primo tu che le usciva dalle labbra: era il primo tu ch'io udissi darmi dopo morta la mia mamma, pover'anima. Noi eramo felici come angeli in paradiso. Pochi istanti dopo, si spiccò da me per gettarsi ginocchioni, e pregare; poi sorse, mi volse uno sguardo ove scintillava una tenera gioja, e la prima domanda fu: — Ma questo è proprio verità? non è un sogno? Mostratemi la lettera: non mi ricordo più del suo contenuto.»