Ma la fiamma langue e minaccia spegnersi, ed il calor del forno non è ancora intenso abbastanza. Allora Palissy, fuori di sè, vi butta dentro i mobili le porte, le finestre, perfino l'assito della sua camera; le lagrime, le suppliche della famiglia non possono arrestarlo; gli bisogna legna per alimentare il forno, e tutto quel che dà calore è irrevocabilmente sagrificato... Palissy è in ruina... Ma l'esito coronò i suoi sforzi! Un alto grido di gioja fa rintronar le vôlte della cantina, e rimbomba per tutta la casa; e quando la moglie di Palissy, scossa dallo strano grido, scende, trova il marito in piedi collo sguardo attonito fisso sopra un vaso di brillanti colori che tiene nelle mani.
Il genio dell'invenzione, per lungo tempo sordo alle ricerche di Palissy, aveva posto finalmente sul capo dell'artista la corona del premio; egli aveva in sè quella santa credenza che non s'inganna mai.
La fama della scoperta di Palissy non tardò a diffondersi, e la fortuna ritornò tra le sue pareti. Enrico III, lo chiamò a Parigi e gli diede abitazione nelle Tuillerie ed il brevetto d'inventore delle rustiche figurine del re.
Ma l'editto contro i Protestanti, pubblicato il 1559 da Enrico III, non risparmiò Palissy, che professando la religione riformata, fu trascinato alla Bastiglia, dove il 1589 terminò i suoi giorni. Enrico III andò a visitarlo nel carcere, dolendosi d'esser costretto a lasciarlo in mano a' suoi nemici.
— Voi mi diceste più volte, sire (rispose Palissy), di aver pietà di me. Ma io ho pietà di voi, che pronunciaste queste parole son costretto. Non è parlar da re. Io v'insegnerò il linguaggio di re. I carnefici, tutto il vostro popolo, voi stesso non potreste costringer me ad un atto di adorazione cui non credessi; nulla potreste sopra di me, giacchè io so morire.»
Palissy ergevasi allora due metri più alto di Enrico III; l'artigiano eclissava la maestà del re.
Non è un fatto nuovo, anzi ne ribocca la storia delle umane infelicità; il vedere il giusto in prigione o il genio trattato da pazzo, perchè fa torto alle sublimi mediocrità col volere aver ragione prima del tempo. Ma giovi qui ripeterne un esempio. È noto già; ma son noti anche Leonida e Regolo ed Epaminonda, che tutti i dì ci si ricantano all'orecchio. Riferiamolo dunque:
— Regnante Luigi XIII, un uomo aveva concepito il disegno di adoperar il vapore come forza attiva sopra scala molto estesa; ma quell'uomo, il cui nome si conservò coi più celebrati nella storia delle arti e dei mestieri, doveva incontrare la più malevola contraddizione. La famigerata Marion Delorme scriveva a Cinq-Mars, famoso per la congiura contro il ministro Richelieu, questa lettera di graziosa leggerezza, che mostra in qual poco conto si tenessero nel bel mondo le cose serie, e quanto valesse allora la politica della Francia. Quando bene questa lettera non avesse contenuto che una semplice narrazione, la inurbana gajezza con cui è dettata reca, nostro malgrado, un vivo stringimento di cuore: poichè niun disgusto può compararsi a quello che fa nascere in noi un annunzio di morte uscito da bocca sorridente.