[241] Naturæ historia, iii. 9.

[242] Chiamavansi latrones, parola che acquistò trista significazione, come avvenne del nostro masnadiere.

[243] Hist., lib. x. Si confronti con Diodoro, xx. 104.

[244] Plutarco in Pirro. Ad altra conchiusione arrivava uno di que’ semplici filosofi, che si chiamano santi. Filippo Neri andò incontro ad un prete che veniva a Roma per mettersi in prelatura, e che coll’enfasi della speranza gli narrava che potrebbe diventar cameriere, poi segretario, poi protonotaro....—E poi?» chiedeva il santo—E poi potrò entrar monsignore—E poi?—E poi il cappello verde potrà mutarsi in rosso—E poi?—E poi, de’ casi se ne sono veduti tanti, e quel che riesce ad uno può riuscire anche ad un altro—Volete dire la tiara, eh? Ma e poi?» instava il santo; ed esitando l’altro a rispondere, gli soggiungeva:—E poi morire».

[245] Cicerone, Tuscul. iv. 2.

[246] Eliano, Variæ hist., i. 38, dice che, per ispaventare gli elefanti, presentarono loro de’ majali. I narratori di questi fatti perirono, non restandoci che gli argomenti delle decadi di Livio, e qualche estratto di Dionigi, Diodoro, Appiano, oltre le vite di Plutarco.

[247] Tito Livio, xxxviii. 28.

[248] Asdrubale e Amilcare, figli di Magone, conquistano la Sardegna, e Asdrubale vi muore dopo stato generale undici volte; Amilcare si uccide dopo vinto da Gelone. Da Amilcare nacquero Imilcone che gli succedette nel comando dell’esercito in Sicilia, Annone e Giscone. Da Asdrubale nacquero Annibale, Asdrubale, Saffo, generali fortunati contro Nùmidi e Mauritani.

[249] Ignoti agli storici romani, ce li conservò Polibio greco. Il capo Bello o Buono (τῷ καλῷ ἀκροτηρίῳ) è il promontorium Hermœum al nord di Cartagine. Τὸ προκείμενον αυτῆς τῆς Καρκήδονος ὠς ρπὸς τὰς άρκτους, dice Polibio. S’ingiunge dunque ai Romani di non navigare lungo la costa del territorio cartaginese, verso la piccola Sirte, ov’erano le città e i distretti più fertili di Cartagine.

Per questi fatti principale autorità è questo Polibio, di cui abbiamo il racconto fino al 216, e frammenti sino al 165 av. Cristo. Livio e Appiano calcano le orme di lui. Si riferiscono a questi tempi le vite di Fabio Massimo, Paolo Emilio, Marcello, Catone, Flaminio, scritte da Plutarco. Quella d’Annibale, attribuita a Cornelio Nepote, parmi nulla più che compilazione retorica.