CINEA

All’impetuoso valore metteva o freno o regola il tessalo Cinea, filosofo pratico e parlatore tanto efficace, che Pirro confessava di dovere più città alla parola di esso che non al proprio brando. A lui Pirro espose come i Tarantini avessero mandato a chiederlo capitano contro i Romani; e—Bell’occasione (diceva) d’intrometterci nelle cose della Magna Grecia; di là ci potrem fare formidabili al resto d’Italia.

—Assai bellicosi sono colà i Romani (rispondeva Cinea); ma se gli Dei ci concedono di vincerli, che pro trarremo da questa vittoria?

E Pirro:—Più non vi sarà città barbara o greca che ci contrasti, e nostra fia tutt’Italia.

Al che Cinea:—Avuta tutt’Italia, che cosa farem noi?

—Sicilia le sta a due passi, isola fortunata di sito e di gente, e facile ad esser presa, sossopra come ella è dopo la morte di Agatocle, e raggirata da avvocati arruffapopolo.

—Sia: ma qui ristaremo?» insisteva ancora Cinea.

E Pirro:—Non già; chi ci terrebbe di passare in Africa e a Cartagine? e impadroniti di essa, qual ci potrà contrastare de’ nemici che ora ci sbraveggiano?

—Nessuno per certo, e ricupereremo la Macedonia, signoreggeremo la Grecia. Ma ottenuto questo, che faremo?