Melchior Gioja (Nuovo prospetto delle scienze economiche, par. III) asserisce che «non è la religione che abbia fatto sparire la schiavitù dalla maggior parte dell’Europa, ma il lento progresso delle arti e del lusso». Guglielmo Libri (Histoire des sciences mathém. en Italie) s’arrabatta a provare che la Chiesa non fece nulla per la liberazione dei servi, anzi il contrario. L’argomento suo contro la Chiesa equivale precisamente a quest’altro: «Non è vero che il codice Albertino proibisca il furto, giacchè ladri vi ha dov’esso è in vigore». Fra i libri che costui dovette compulsare per la sua storia, sono quelli di Girolamo Cardano, del quale noi parliamo più avanti. Nel vol. X dell’edizione di Lione sta il trattato De arcanis æternitatis, che a pag. 31 vuol sostenere la legittimità degli schiavi naturali, confutando la Chiesa che dichiara gli uomini eguali. «Questo genere di servi, acciocchè nessuno potesse riguardarlo come propagato dalla natura, e perciò legittimo, fu tolto affatto da la religione nostra, ossia da quelli che pubblicarono costituzioni, interpretando quel detto che appo Dio non v’è nè servo nè libero. Sarebbe come se alcuno, interpretando quel di Cristo In quel giorno nè sposeranno, nè saranno sposati, dicesse inutile il matrimonio. Che una servitù moderata e giusta sia utile allo Stato, è così certo, che anche la ingiusta e smodata è più utile che il non esserne alcuna; giacchè i paesi dei Gentili furono più felici, ed ora quei de’ Maomettani, che non i Cristiani». Questo passo è decisivo a mostrare le due influenze sempre in contrasto, del paganesimo con Aristotele, e della religione col Vangelo.
[93]. Anno Domini MXCVIII cepit guerra de Cremona, magnum frixorium Cremonensium. Sicardus.
[94]. Quæque meis oculis vidi, potius reserabo. Anon. Cumanus, nei Rer. it. Script., V.
[95].
Mittunt ad cunctas legatos agmina partes
Ducere; Cremonæ Papiæque mittere curant;
Cum quibus et veniunt cum Brixia Pergama; totas
Ducere jussa suas simul et Liguria gentes;
Nec non adveniunt Vercellæ, cum quibus Astum,
Et comitissa suum gestando brachia natum;