Scripta sunt hæc anno MCLXXXI, tertio nonas februar., ind. XV.
Il più antico documento di sommessione d’una città ad un’altra è quello di Fano, che, assalita da Ravenna, Pesaro, Sinigaglia nel 1140, accettò la signoria di Venezia, stipulando che, qualunque volta i Veneziani farebber oste da Ragusi fin a Ravenna, i Fanesi gli aiuterebbero con una galea armata a proprie spese: nelle guerre da Ancona fin a Ravenna, militerebbero con loro: inoltre manderebbero i loro savj al parlamento comune in Venezia, ogniqualvolta fossero chiamati, siccome usano tutti gli altri fedeli: e di ciò fanno ampio giuramento salvo sempre il servigio all’imperatore di Germania. Amiani, Memorie storiche di Fano, tom. II, parte 7ª.
Pergine, grossa borgata sulla via fra Trento e Bassano, godeva di antichissime libertà sotto la primazia del vescovo Tridentino, ma molte gliene usurpò il castellano imperiale, che la rese feudo ereditario di sua famiglia, colle prepotenze consuete. Stanchi delle quali, e profittando delle guerre del Barbarossa, i Perginesi nel 1166 s’accolsero nel monastero benedettino di Santa Maria in Valdo, e stesero un atto con cui i rettori e seniori di tutte le gastaldie di quel Comune si sottoponeano al Comune di Vicenza, obbligandosi con giuramento ad essergli fedeli servidori e amici, ajutarlo in guerra con ducento armati, pagar la solita colletta sui fuochi; ne riceveranno un podestà, che però li lasci viver secondo le consuetudini che tengono da cento, ducento e quattrocento anni, tanto a legge salica che a longobarda: essi li libereranno e preserveranno dalla tirannia di Gundibaldo castellano di quel distretto, aboliranno tutte le angherie e pesi da esso imposti, e il godimento delle prime notti, e i servigi di corpo a cui esso li forzava, retribuendogli invece qualvolta devano prestar opera al podestà in castello. Possano, come in antico, eleggersi il giudice, soggetto però al podestà; non siano mai per veruna ragione ceduti a Gundibaldo o alla sua famiglia; nè costretti guerreggiar contro l’impero o le chiese di Trento e di Feltre. Il documento è stampato nelle Notizie storiche intorno al b. m. Adelperto vescovo di Trento di frà Benedetto Bonelli, tom. II. Trento 1761.
Nel Liber jurium al 1199 leggonsi i patti con cui il Comune di Vinguelia, quello di Albenga, quello di Diano si sottoposero al Comune di Genova; e quelli di Oneglia, San Remo, Porto Maurizio si allearono con esso: nel 1202 quel di Savona si sottomise.
In tal anno gli uomini delle valli d’Arocia, d’Andoria, d’Oneglia, di Petralata, di Rezio, di Nasco fecero alleanza coi Genovesi; e i primi, per mezzo de’ loro consoli, promettevano salvare e custodire gli uomini di Genova e del distretto per mare e per terra; «non proibiremo si porti a Genova grano o altra vivanda o merce; se quel Comune faccia oste o cavalcata, daremo all’esercito mercato di grano e vettovaglie; richiesti faremo esercito a nostre spese, e campeggeremo per tutto il contado di Ventimiglia, la marca d’Albenga, il vescovado di Savona, a comando de’ consoli o podestà; se il Comune di Genova guerreggi da Gavi o da Palodo fin a Portovenere, terremo nell’esercito cento arcieri; se alcuna città, vescovo o persona della riviera e del contado citerà in giudizio alcuna di esse valli, gli faremo giustizia nella curia di Genova; per custodia di Porto Bonifacio daremo ogni anno due uomini a spese nostre, come ordineranno il podestà e i consoli di Genova; se il podestà o i consoli ci richiedano di consiglio, gli daremo il migliore, e gli terremo credenza de’ secreti affidatici; ogni anno a san Giambattista, in segno di devozione e fedeltà, manderemo alla chiesa di San Lorenzo un cero di venticinque libbre; non faremo patto o giuro con verun luogo o terra o persona senza salvare ed eccettuare questa convenzione, la quale farem giurare da tutti gli uomini di esse valli e luoghi dai quindici ai settant’anni, e rinnovare ogni cinque anni». Di rimpatto il podestà di Genova prometteva protezione e salvezza agli uomini di que’ Comuni; «darò un mercato ad Andoria il primo d’agosto, e l’altro ad Oneglia l’Ognissanti, dove se nasca alcuna controversia, sarà definita da quelli che Genova deputerà all’uopo; vi correranno i pesi e le misure della città, come negli altri mercati del contado e della riviera; se alcuno di Ventimiglia, d’Albenga, di Savona voglia forzarvi contro giustizia, appellerete alla curia di Genova, e noi li citeremo, e se non compajono, vi difenderemo e manterremo nel diritto vostro; vi concediamo che possiate comprare ed estrarre da Genova qualunque merce vi occorra, salvi i diritti della città e dei cittadini». Il cintraco, vogliam dire il gastaldo, a nome e sull’anima del popolo giurò queste convenzioni in un parlamento, ove ad essi fu data l’insegna del Comune di Genova, perchè appaja che meritarono la piena grazia della città. — Liber jurium, tom. I. pag. 473.
Segue una stipulazione molto più particolareggiata coi consoli di Naulo.
[193]. Monum. Hist. patriæ, Chart., I. 861. Il 1183 i consoli di Casale rimettono ogni pretensione per danni recati al loro Comune da Vercellesi, confermandolo tutti i cittadini maggiori e minori, radunati nella solita piazza al campanile di Sant’Evasio.
[194]. Ivi, 20 aprile 1212.
[195]. Monum. Hist. patriæ, Chart. I. 1040, 1231.
[196]. Daniel, Chron. ms. ap. Antichità longobardiche milanesi, diss. XXI; Archivio storico, tom. XV. D’altre più recenti si trova esempio in Romagna fin nel secolo XVI, come i Pacifici estesi per tatto il paese, e la Santa Unione a Fano. V. Amiani, Mem. di Fano, II. 146.