[207]. Nullus audiatur de jure suo, qui dare aliquid teneatur communi. Stat. Fior., lib. IV. Tract. de extimis, rubr. 33. Altrettanto portavano gli statuti di Chieri, di Casale, ecc.

[208]. Vedine gli statuti nei Monum. hist. patriæ. — Anno etc. presentia etc. Rainerius de Monbello obligavit consulibus Vercellarum nomine communis casam quam emit a Manifredo Caroso, ita quod sit aperta communi si ullo tempore habitaculum Vercellarum relinquerent. Chart. I. 995. E prima e dopo vi ha moltissimi patti di cittadinanza assunta in Vercelli, sempre con questa convenzione della casa. I Vercellesi, volendo avere il cittadinatico in Milano, vi comprarono una casa nel 1221 al prezzo di 210 lire di terzoli. Nei tante volte citati Monum. Hist. patriæ, Chart. I al 1199 e seguenti, stanno le divisioni degli uomini di Biandrate, fatte tra i Comuni di Vercelli e Novara; poi nel 1201 divisero i territorj di Biandrate, Vicolungo, Casalbertrando; e gli uomini ammessi al Comune danno tutti la garanzia d’una casa.

[209]. Il diritto di zecca era talmente ritenuto regio, che Venezia nel 1285, cioè quando era indipendente da otto secoli, chiese al papa ed all’imperatore il diritto di battere gli zecchini (Sanuto, Vite dei dogi; Zanetti, Delle monete e zecche d’Italia; Carli e Argelati, Delle monete d’Italia). Vecchie sono le monete di Napoli col solo tipo di san Gennaro. I Normanni ne coniarono, s’ignora dove. Venezia neppur si sa quando n’ebbe il diritto; la più vecchia sua moneta è del 972. Nè si sa quando cominciasse Ancona col tipo di san Ciriaco. Dopo l’XI secolo Aquila, Aquileja, Rimini, Arezzo, Ascoli, Asti, Bergamo, Messina 1139, Piacenza 1140, Bologna 1191, Brescia 1162, forse Cortona, certo Cremona 1115, Tortona da Federico I, Ferrara 1164, Fermo dai papi all’entrare del secolo XIII, Firenze, Genova e Piacenza da Corrado II. Monete si citano di Mantova avanti l’XI secolo, di Modena, Parma, Padova, Perugia e Reggio nel XIII, di Pisa fin dal 1175: dubbie sono quelle dei conti di Savoja salenti fin al 1048: Siena vantane il privilegio del 1086; forse Spoleto sotto i Longobardi, e Torino a mezzo il secolo XIII, Verona nell’XI, Volterra al 1231. Più recenti sono quelle di Urbino, Vigevano, Vicenza, Sinigaglia, Saluzzo, Recanati, Pesaro, Macerata, Forlì. Dopo il 1500 ebbero zecca Lecco e Musso, durante il dominio di Gian Giacomo Medici. Il Carli, leggendo genenses per ticinenses credette la zecca di Genova esistesse nel 769. Giovan Gandolfi (Della moneta antica di Genova) prova che Genova battea monete prima del 1139, in cui n’ebbe diploma da Corrado II; e certo fin dal 1102, però col tipo di Pavia; inoltre, che un anno prima di Firenze coniò la moneta d’oro, la quale, secondo lui, potè servir d’esempio al fiorino.

[210]. Allora 72 grani d’oro equivalevano a 770 d’argento. Sarebbe stato opportunissimo tener per legale un solo metallo, e non alterare la proporzione fra i due col variare le parti aliquote dell’argento come si fece. La moneta d’argento chiamata lira non fu battuta che da Cosimo I nel 1531, della bontà di 90 3⁄4, e del taglio di 72 la libbra. Tre sorta di ducati avevano i Veneziani: quello d’oro di circa lire 17; d’argento, valuta effettiva da lire 4 a 4,50; di conto da lire 3,25 a lire 4. Nell’amministrazione contavasi per ducati effettivi; in commercio, per ducati di conto: l’effettivo valeva 8 lire venete, l’altro lire 6 e denari 4. Vedi Carli, diss. VII.

In un istromento del 1265 nell’Archivio diplomatico di Firenze, rogato in Passignano, un debitore di lire quattro cede a un suo fratello creditore un pezzo di terra al Poggio a vento, perchè si rimborsi coi frutti di questo, valutati ai prezzi seguenti:

Lo stajo del grano soldi 2
Lo stajo dell’orzo e delle fave » 2 denari 4
Il congio del vino » 8
L’orcio dell’olio » 10
La mannella del lino a saggio » » 10

[211]. Il barbaro budget è di origine italiana, derivando dalla bolgetta o tasca, in cui il massajo o ministro delle finanze portava i conti al parlamento.

[212]. Leggi del 10 dicembre 1268, e 21 luglio 1296.

[213]. È stampato nella storia di Giugurta Tommaso.

[214]. Quosdam montes et nemora quæ sunt circa Panormum, muro fecit lapideo circumcludi, et parcum deliciosum satis et amœnum diversis arboribus insitum et plantatum construi jussit, et in eo damas, capreolos, porcos sylvestres jussit includi: fecit et in hoc parco palatium, ad quod aquam de fonte lucidissimo per condiictus subterraneos jussit adduci. Chron. Salern. in Rer. It. Scrip., vol. VII. pag. 194.