Vos fecistis iterum crucifixum pati;
Sed surrexit Dominus nostre libertati,
Jam sue apparuit Parme civitati.
Dum opem et operam hosti prebuistis,
Ut prelatos caperet, vos eos cepistis,
Quibus nec discipulis suis peperistis;
Quia fui minimus de captivi istis...
Vedi Regesta Innocentii IV, herausgegeben von D. C. Höfler. Stuttgard 1847. È singolare che la fama di Federico sia ora commendata tanto da letterati, mentre in un tempo di letteratura sì scarsa come il suo, egli si trova maledetto in tanti versi. Ursone notaro di Genova, autore di un Liber fabularum moralium, scrisse un poemetto Della vittoria che i Genovesi riportarono contro le genti mandate dall’imperatore per sottomettere Genova. Fu stampato nel vol. II delle Carte nei Monum. Hist. patriæ; e sebbene corrottissimo il testo, vi si scorge verso non infelice, e conoscenza di Omero, di Claudiano, specialmente di Virgilio. Minutissimamente descrive que’ fatti, e così inveisce contro i Pisani:
Gens pisana tamen, majori turbine nutans,
Partim tecta petit, tenuit pars altera pontum.