Che va dicendo all’anima, Sospira.
Ma quel che più ti graverà le spalle,
Sarà la compagnia malvagia e scempia,
Con la qual tu cadrai in questa valle:
e altrove per avverso:
Cader coi buoni è pur di laude degno.
[168]. Primus sensus est qui habetur per literam; alius qui habetur per significata per literam. Et primus dicitur literalis, secundus vero allegoricus, sive moralis. Est subjectum totius operis, literaliter tantum accepti, status animorum post mortem simpliciter sumptus; nam de illo et circa illum totius operis versatur processus. Si vero accipiatur opus allegorice, subjectum est homo prout merendo et demerendo per arbitrii libertatem justitia praemiandi et puniendi obnoxius est. Finis totius et partis est removere viventes in hac vita de statu miseriæ, et perducere ad statum felicitatis. Lettera a Can Grande.
[169]. Jacopo suo figlio nel commento inedito.
[170]. Le particolarità che il fanno tanto somigliare a Dante, potrebbero essere state aggiunte dal traduttore italiano, dopo conosciuta la Divina Commedia. Nella Revue des Deux Mondes, 1º 7bre 1842, si enumerano moltissime visioni dell’altro mondo che precedettero quella di Dante. Meglio Ozanam, nel Correspondant del 1843, espose les sources poétiques de la Divine Comédie. Tra i moltissimi confronti ch’egli reca, è particolare questo d’una Saga scandinava: Catervatim ibant illi ad Plutonis arcem, et gestabant onera e plumbo. Homines vidi illos qui multos pecunia et vita spoliarunt; pectora raptim pervadebant viris istis validi venenati dracones (Solar-Liod, 63, 64). Eccovi la città di Dite, le cappe di piombo degli ipocriti, e quel che è più particolare, i serpenti che inseguono i masnadieri. — Nell’Alphabetum thibetanum il padre Giorgi pubblicò un’immagine dell’inferno secondo gl’indiani, che ha strana somiglianza con quel di Dante (tav. II. p. 487). L’inferno del Corano suppone sette porte, che conducono ciascuna ad un particolare supplizio.