Boccaccio nel Filocopo: — Avvenne un giorno, la cui prima ora Saturno aveva signoreggiata, essendo già Febo co’ suoi cavalli al sedicesimo grado del celestial montone pervenuto, e nel quale il glorioso partimento del figliuolo di Giove dagli spogliati regni di Plutone si celebrava, io della presente opera componitore mi trovai in un grazioso e bel tempio in Partenope, nominato da colui che, per deificarsi, sostenne che fosse fatto di lui sacrificio sopra la grata... e già essendo la quarta ora del giorno sopra l’oriental orizzonte passata, apparve agli occhi miei l’ammirabile bellezza della prefata giovane». Cioè la domenica di Pasqua 8 aprile, in San Lorenzo di Napoli.

[363]. Nel Filostrato forma sin un’ottava intera con versi di Dante:

Quali i fioretti dal notturno gelo

Chinati e chiusi, poi che ’l sol gl’imbianca,

Tutti s’apron diritti in loro stelo;

Cotal si fe di sua virtude stanca

Troilo allora, e riguardando il cielo

Incominciò come persona franca, ecc.

[364]. Cioè acervo, mucchio di grano.

[365]. Me ne appello ai primi pretesi versi, si digito callemus et aure: