Il ramo de’ Colonna-Sciarra aveva nello Stato pontifizio i principati di Palestrina, di Nerola, di Roviano, di Carbognano, i ducati di Bassanello, di Montelibretti, ecc. con abitanti 16,000; e nel regno di Napoli altri con 6000 abitanti.

[208]. An account of the manners of Italy, 1766. Citeremo pure Richard, Description historique et critique de l’Italie, 1766; Busching, Italia geografico-storico-politica, molto accresciuta nella traduzione di Venezia del 1780; Archenholz, Quadro dell’Italia. Le osservazioni del 1764 fatte dal Grosley sotto il nome di due gentiluomini svedesi, sono forse il lavoro più dotto e sagace. Di questi e degli altri può trarsi informazione dalla prefazione del Lalande. Cesare Orlandi aveva cominciato a Perugia nel 1769 una Breve storia e descrizione di tutte le città d’Italia, che poi non proseguì.

[209]. Vuol egli scolpare i cicisbei col mostrarli innocenti, e intanto li dipinge peggiori, cioè infemminiti. — Il bel mondo (dic’egli) va in chiesa tra le dieci e le undici del mattino; le gentildonne vi sono accompagnate dai servi e dai cicisbei. Un cicisbeo che conduce la sua dama, deve, sull’entrare nel tempio, precorrerla d’alcuni passi, e sollevar la portiera, intingere il dito nell’acquasanta e porgerla alla signora, che la prende, lo ringrazia con un piccolo inchino, e si segna. Gli scaccini presentano la seggiola alla dama e al suo cicisbeo. Finita la messa, ella porge l’uffizietto al servo o al damo, toglie il ventaglio, s’alza, si segna, fa una riverenza all’altar maggiore, e si avvia preceduta dal cicisbeo, che le offre ancora l’acquasanta, le solleva ancora la cortina, e le dà il braccio per tornar a casa». The Italians, cap. 30.

[210]. Fra altri, il Monti si scaglia contro «la mostruosa farragine di sciocchezze della sua ridicola ambulazione in Italia, compilata nelle sagrestie». Ora di ciascuna città il Lalande porge le notizie statistiche, atmosferiche, astronomiche, le persone illustri, le industrie, il commercio, i pesi e le misure e monete, confrontati con quelli di Francia; ebbe cognizione di tutti i viaggiatori antecedenti; chiese i consigli degli uomini speciali, per esempio per Milano dal Volta, dal Tiraboschi, dal Giulini, dal padre La Grange gesuita matematico, che vi dimorava; per Vicenza dall’Arduini; per Padova dal Toaldo e dal Gennari; per Mantova dal Salandri, dal Betti. Poi fece rivedere tutta l’opera dal famoso astronomo La Condamine, e dal toscano Bencirechi maestro a Parigi.

Dopo ciò se prese granchi, se credette che una palma di rame della biblioteca Ambrosiana fosse vera, usiamogli indulgenza col confrontare gli errori che scappano nelle guide scritte da noi. Al Baretti par lodevole per «franchezza, fedeltà, disinteresse, imparzialità, e tale da non aver paragone». La Descrizione storica e critica dell’Italia, pubblicata in otto volumi a Firenze nel 1782, era poco più che una traduzione del Lalande. Il suo viaggio è del 1765-66; poi con molte aggiunte e correzioni ricomparve a Ginevra nel 1790 in sette volumi: Voyage en Italie, contenant l’histoire et les anecdotes les plus singuliers de l’Italie et sa description, les usages, les gouvernements, le commerce, la littérature, les arts, l’histoire naturelle, et les antiquités. Di questo noi ci valiamo.

[211]. Viaggiò nel 1740; e solo l’anno VII della repubblica si pubblicarono a Parigi le Lettres historiques et critiques sur l’Italie, 6 volumi. S’ha pure il Viaggio del Coyer; e le Lettere scelte d’un viaggiatore filosofo, che sono del Pilati di Tassulo nel Trentino.

[212]. Relazione del Foscarini.

[213]. Rolland, Lettres écrites de Suisse e d’Italie.

[214]. Anche Addison viaggiava l’Italia, e paragonava il Milanese a un giardino: trovava che i signori faceano la scimia dei Francesi, ma con poco garbo: e spesso i giovani, per sembrar assennati, passeggiavano lentamente, e cogli occhiali sul naso. Avverte che il governator del castello era indipendente dal governator della città, come già fra i Persiani antichi. A Verona loda il giardino famoso della Ferrazza, e dice che i Francesi appreser da noi l’arte del far giardini, ma ci superarono. Ride dei miracoli del Santo a Padova, e loda la semplicità disadorna di Santa Giustina: vi trova molti disordini ne’ studenti e pochissima sicurezza per le vie. Con Venezia vacilla tra l’ammirazione mal compressa e la critica beffarda: trova scaduto il commercio, i nobili dediti al farniente; le manifatture stazionarie; pochissimo vi si beve, nè s’incontran ubriachi, che pericolerebbero sui tanti ponti; i nobili tengonsi in grandissimo concetto, perciò non amando viaggiare per non uscir dal proprio regno; son ricchi di sostanze accumulate nel primogenito: le figlie mettonsi ne’ monasteri, dove tengono allegra e mondana società: e una Cornaro non volle mai veder niuno che non fosse almen principe. Ne’ teatri trova cattiva poesia, bella musica: ride degli anacronismi e dei soggetti greci e romani, gorgheggiati da eunuchi. Invidia i poeti italiani, che avendo una lingua diversa dalla prosa, non cadono nel triviale, o non son costretti, per evitarlo, a ricorrer all’arcaismo e alle trasposizioni come Milton.

[215]. Vogliamo aggiungere i mobili intarsiati da Giuseppe Maggiolini di Parabiago, vissuto fin al 1814, i quali erano cercatissimi qui e fuori.