Lu pianeta risplennenti,
Chi rinnova, chi arricria,
Chi abbellisci l’elementi.
[214]. Anche il Boccaccio dice che «molti uomini savj moveano generalmente una quistione che, conciossiachè Dante fosse in iscienza solennissimo uomo, perchè a comporre così grande, di sì alta materia e sì notabile libro com’è questa sua Commedia, nel FIORENTINO IDIOMA si disponesse?».
[215]. Purg., VII. 17: Di rimpatto Virgilio domanda a Ciampolo: «Conosci tu alcun che sia latino sotto la pece?» cioè italiano: e altrove dice a Dante: «Parla tu, questi è latino»; ed era Guido da Montefeltro, cui poi, nel Convito, Dante chiama «il nobilissimo nostro latino»; e terra latina l’Italia.
[216]. Cicco Simonetta scrive nel suo taccuino: 1476 die lunæ XXI octobris, ivi ex Mediolano ad S. Mariam de Gratiis de Modœtia, ibi audivi duas missas ab fratribus loci, et ibi vovi non comedere in die veneris de pinguedine sive de grasso. E tale è l’andare di tutto il latino d’allora.
[217]. Archivio storico italiano, nº 29 del 1862. Anche adesso, ma più pochi anni fa, i Piemontesi mescolavano moltissime parole prettamente francesi al loro idioma; e aveano sempre in bocca cependant, jamais, ce matin, désormais, en attendant, vite, c’est à dire, à mon tour, au pis aller, voilà, c’est ça, ecc. L’aristocrazia non avrebbe mai detto altrimenti.
[218]. Il Cesari e il Puoti cercarono nella lingua l’eleganza ma non ne spiegarono la natura. — Fr. H. Jacobi diceva che ogni filosofia, in ultima analisi, non è che lo studio sempre più profondo dell’invenzione del linguaggio.
[219]. Questa lista sarebbe dunque stata scritta verso il 1454; non nel 1423, come porta ordinariamente.
[220]. Questa cifra manca nell’originale: io l’ho posta presuntivamente. Nel 1490 la rendita totale fu di ducati 1,149,400; le spese ordinarie, d. 211,400; i salariati d. 37,570.