Per le femine l’altro.
In MCCXC
Ajutili la Vergine santa.
Il Molini copiò dalla biblioteca dell’Arsenale di Parigi una cronaca di Pisa che finisce al 1175, e dove si leggono frasi come questa: Plus de trecente milia inter milites et pedites et arcatores et balestreros per andare et prendere et subjugare Damasco et tota terra paganorum, per stare mai sempre in terram jerusalem et tota terra Christianorum. E altrove: Tunc fuit ibi sconficto per fame et mortui più di CC milia (Documenti di storia italiana).
In una carta del 1122 presso l’Ughelli (Italia sacra, archiep. Rosianen., tom. IX) i confini sono determinati così:
Incipiendo da li Finaudi et recte, vadit per Serram sancti, et la Serra ad hirto (ad herto) esce per dicta Serra Groinico; e li fonti aqua trondente inverso torilliana; e esce per dicto fonte a lo vallone de Ursara; e lo vallone Apendino cala a lo forno, et per dicta fiumana ad hirto ferit a lo vallone de li Caniteli, et predicto vallone ad hirto esce supra la Serra de li Palumbe a la Crista cussa; et deinde vadit a lo vado drieto da Thomente, et dieta ecclesia sancto Andrea abe ortare unum, et non aliud. Et dieta Serra Apendino cala a lo vallone de Donna Leo; et lo vallone Apendino ferit a l’aria de li Meracieri et ferit a la Gumara de li Lathoni ecc.
Nel 1144 i consoli di Bergamo concedono agli uomini di Ardesio di tagliar legna per le cave del ferro, salva cacia seu venatione episcopi; ma che non debent tra se conversare ut damnum episcopus patiatur. Ap. Lupo.
Nè tanta parte d’italiano basta. Il Muratori trasse dagli archivj côrsi scritture di data corrotta (e già le accennammo), ma che la conformità di nomi metterebbe al 900, e sono in vero italiano. Che un notaro ricopiandole le vulgarizzasse, sarebbe pratica insolita: oltre che il notaro il quale le trascrisse nel 1354, dice averle tratte dall’autografo de parola in parola come si contiene qui appresso; nè il Muratori trova altra ragione onde diffidare di loro antichità, se non l’essere in italiano; circolo vizioso. Ecco una donazione fatta a Silverio abate dell’isola di Montecristo da Ottone conte in Corsica.
Ad honorem Dei et beatæ Mariæ et beato Stefano et beato Benedetto, anno dominicæ naptivitatis quadragentesimo settimo (?) regnando messer Berlinghiero re et giudice. Sia manifesto a tutte persone che leggeranno et che odiranno questa carta. Quando venne messer Otto, et messer Domenico, et messer Guidone de’ conti dell’isola di Corsica, et questi vennono in presentia di messer l’abate Silverio abate di sancto Mamiliano dell’insula di Monte Cristo. Et questi sopradecti signori li dedono sua possessione, ch’elli avevano in Venaco in l’isola di Corsica, che sono case, casamenti, terre, vigne, boschi e selve agresti et domestiche, le quali sono terminate, et per termini sopra lo piano chiamato lo Felice, e mette atto fiume di Rissonica, et mette in Tavignano, et mette allo Poio nello Palazzo, mette allo Vado delle Carcere, et mette allo Polo delle Tavole, et mette allo Tuisano, et mette allo Vado delle Rondini, con due carte dello Gualdo delle Lentigini. Et questa possessione diamo per noi e nostri heredi in perpetuum ecc. E finisce:
Actum in Marrana, innanzi la chiesa di Sancta Maria, in presentia di me notario insoprascripto et di messer Sinibaldo legato. Testes prete Grisogano, prete Antonio, et messer Bonaparte, et messer Manfredo di Somma, ed altri più che vi erano.