Queste minuzie di scuola fiamminga disabbelliscono spesso i suoi quadri migliori. Parlando del diluvio, canta:

Exspatiata ruunt per apertos flumina campos,

... Pressæque labant sub gurgite turres;

Omnia pontus erat, deerant quoque litora ponto.

Fin qui è bello; ma poi cala a particolarità oziose, e quindi nocevoli:

Nat lupus inter oves, fulvos vehit unda leones;

quasi nell'universale sobbisso importi quel che facciano agnelli o leoni.

63. Egli stesso si rimprovera di questo verso: Tum didici getice sarmaticeque loqui.

Una volta nel verso non accomodandogli mori, disse:

Ad strepitum, mortemque timens, cupidusque moriri.